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giovedì 28 agosto 2008

Giustizia: Osapp; più attenzione a carceri, no a "braccialetti"

Agi, 26 agosto 2008

"Confidiamo che il ministro Alfano non perda la fiducia in un istituto fondamentale come quello del carcere, e non si affezioni troppo all’idea dei braccialetti elettronici, che a parer nostro, non risolve completamente il problema del sovraffollamento". Così il segretario generale dell’Organizzazione sindacale autonoma di Polizia Penitenziaria (Osapp), Leo Beneduci, risponde in questo modo alle dichiarazioni che il ministro della Giustizia ha rilasciato oggi al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

"Siamo d’accordo con Alfano - rileva Beneduci - quando illustra le linee guida per affrontare l’emergenza carceri, senza però far il minimo accenno alle criticità di coloro che sono incaricati di gestire l’emergenza. E questo solo per ribadire il grave problema delle aggressioni in carcere, e ricordare come anche oggi tre dei nostri agenti siano stati aggrediti a Frosinone".

Per quanto riguarda poi il lavoro come "strumento di redenzione", continua l’Osapp, "esortiamo il ministro a dare nuovo impulso per una politica che parta proprio dalla figura dell’agente di polizia penitenziario. Se anche il presidente della Compagnia delle opere, che l’Osapp ringrazia, ha inteso sottolineare, nel suo intervento, come sia utile tra le altre cose una riforma del ruolo e della funzione della Polizia Penitenziaria, qualcosa significherà pure".

Al Guardasigilli, dunque, il sindacato di polizia penitenziaria chiede una riforma che "guardi alle funzioni e all’attività’ che viene svolta all’interno delle sezioni: un’attività’ - ricorda Beneduci - che non deve più intendersi come quella di 40 o 50 anni fa, ma che con il tempo ha assunto sempre più importanza laddove, come ha tenuto a ribadire il ministro, non esiste la certezza per la redenzione del detenuto".

L’Osapp ricorda quindi di aver sempre puntato sul "lavoro come strumento di riabilitazione, ed è per questo motivo - sottolinea - che abbiamo criticato ultimamente iniziative, come quella di Ferragosto (con una spesa non inferiore ai 10 mila euro per pagare le spese al personale), che non mettono nella giusta correlazione il detenuto con la responsabilità del risultato".

Il lavoro, infatti, "è riabilitante - osserva Beneduci - se resta come possibilità per chi è dentro, anche a pena scontata. Il rischio è che, una volta uscito dal carcere, il detenuto, solo per il suo passato n cella, non risulti affidabile per chi lo deve assumere. Ad oggi, però, gli educatori non svolgono più servizio nelle sezioni, ed il poliziotto penitenziario rimane l’unico in grado di interagire con la popolazione che è dentro, e di garantirne il futuro".

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