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martedì 26 agosto 2008

Giustizia: Bongiorno (Pdl); la "riforma" non è contro le toghe

di Liana Milella

La Repubblica, 25 agosto 2008

Per sottolineare l’importanza determinante dell’efficienza della giustizia, nel 2004, in tribunale a Piazzale Clodio, intervenne a fianco delle toghe che scioperavano contro l’ordinamento giudiziario di Castelli. Giulia Bongiorno non ha cambiato idea. Tant’è che, da presidente della Commissione Giustizia della Camera, ha subito convocato i magistrati campioni d’efficienza come Tarfusser e Barbuto. Ora che, per An, è protagonista della stagione delle riforme, dice: "L’efficienza va messa al primo posto e assieme servono un nuovo Csm e carriere separate".

Ma non vede che l’Anm ha risposto subito picche?
"Loro leggono la parola riforma come un peggioramento della propria condizione. Suggerisco di interpretarla come la via per superare un sistema che non funziona".

Palamara dice: Berlusconi non riduce di un giorno i tempi dei processi modificando l’assetto della magistratura. Chi ha ragione?
"La priorità assoluta è restituire efficienza alla giustizia, ma ci vuole anche una riforma globale sia della magistratura che dell’avvocatura".

Cioè bisogna intervenire sia sui giudici che sulla procedura?
"Serve una doppia, contestuale e radicale riforma. Da un lato velocizzare i processi, dall’altro formare meglio i giudici e separare le carriere. Gli attuali meccanismi di selezione sono del tutto inadatti. Prima dell’esame finale il giudice deve fare un periodo di pratica negli uffici giudiziari, come fanno gli avvocati, per essere non solo un teorico ma un uomo calato nella realtà".

E il pm lo mette sotto l’esecutivo?
"Assolutamente no. Creerei un organismo autonomo e indipendente".

La lentezza dei processi è anche colpa dei giudici?
"La produttività dei singoli magistrati non è controllata a sufficienza. Alcuni lavorano tantissimo ma altri, per giorni, sono difficilmente rintracciabili in ufficio. Le conseguenze negative sono ovvie".

E se si separassero le carriere la situazione cambierebbe?
"Si realizzerebbe un sistema di massima indipendenza del giudice. Nella quotidianità bisogna pensare a nuove figure, come i manager, per organizzare e rendere più celere il lavoro dei magistrati".

Il Csm non garantisce controlli sufficienti? Ce ne vogliono per forza due?
"Non nego che il Consiglio abbia avuto dei meriti, ma è evidente che va superata la logica correntizia. Non condivido la radicale opposizione di Palamara, perché dice no e basta. Lo invito a essere più propositivo".

Ma una riforma così "pesante" non rischia di occupare l’intera legislatura e risolversi in nulla?
"Dipende dal grado di condivisione politica. Se tutti comprendono che questa è un’occasione storica e anche il Pd si schiera con noi e pure l’Anm, visto che Palamara parla di nuova generazione, fa il grande salto, allora basta poco tempo. Se si va al muro contro muro o si anticipano le critiche prima di vedere i testi, tutto diventerà complicato".

Dialogo a tutti i costi?
"Sono ontologicamente per il confronto quando si tratta di riforme di cosi grande portata".

E crede davvero che il Pd possa riformare la magistratura col Cavaliere?
"La giustizia è un servizio e non un optional, invece manca alla gente da troppi anni. Non mi pare che Berlusconi abbia fatto annunci contro i giudici visto che ha citato Falcone come modello cui ispirarsi".

Ma vuole eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale. Ghedini lo frena. E lei?
"Se un fatto è reato deve essere sempre perseguito, se non lo è ovviamente no. Non comprendo perché dobbiamo affidare a un ulteriore filtro la scelta, già contenuta nel codice, se sanzionare o meno un delitto. Il cittadino deve sapere in anticipo che se viola la legge sarà sicuramente punito".

Giustizia e riforma federalista: Berlusconi preme per la prima, Bossi per la seconda. Chi avrà la meglio?
"L’una non esclude l’altra. Potranno procedere assieme. Se è necessario il Parlamento lavorerà molto di più".

Intercettazioni, primo banco di prova alla riapertura delle Camere. Sempre convinta, al contrario di Berlusconi, che la corruzione vada inclusa?
"Assolutamente sì. Gli ascolti saranno ridotti affidando l’autorizzazione a un organo collegiale. Le intercettazioni sono come il bisturi per il chirurgo, non possiamo toglierle ai magistrati, ma loro dovranno usarle con cura".

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