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domenica 6 luglio 2008

Roma: si uccide detenuta slovena di 32 anni appena arrestata


Adnkronos, 5 luglio 2008


Ha scelto di farla finita impiccandosi con un lenzuolo nel bagno della propria cella una slovena di 32 anni. Dopo il ritrovamento del cadavere sono intervenuti, oltre alla Polizia Penitenziaria, anche gli uomini della Polizia scientifica. Sull’episodio indaga il pubblico ministero della Procura di Roma, Stefano Pesci.
La donna era stata arrestata due giorni fa dai Carabinieri di Roma con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. Elvisa Bescagic, 32, di Jesenice, in Slovenia, era stata bloccata insieme ad altre quattro persone con 15 chili di eroina in un’operazione antidroga dei carabinieri della compagnia Cassia. Era stata trasferita a Rebibbia subito dopo l’arresto.

Internazionale dello spaccio: cinque arresti (Il Messaggero, 4 luglio 2008)

Dai Balcani a Roma via Udine. Una banda di trafficanti di eroina composta da due slovene, un macedone, un bosniaco e un italiano è stata sgominata dai carabinieri della compagnia Cassia e di Udine. Le donne, i "corrieri" dell’organizzazione, sono state bloccate mentre consegnavano quindici chili di eroina ai complici davanti un garage preso in affitto a Casal de Pazzi. I cinque sono stati arrestati per traffico internazionale di stupefacenti. La droga, immessa sul mercato, avrebbe avuto un valore di circa un milione di euro.
La partita di eroina, secondo gli investigatori, è uno dei tanti rivoli del fiume di droga che nasce negli altopiani dell’Afghanistan e poi raggiunge l’Europa. "La merce dice uno degli esperti che lottano contro il narcotraffico arriva senza difficoltà nella regione dei Balcani. La frantumazione della ex Jugoslavia e la scarsità di controlli in alcune aree della Bosnia e del Montenegro aiuta il trasporto degli stupefacenti". Ma in questo caso i pedinamenti e le notizie raccolte dai carabinieri hanno portato al "canale giusto".
Le due donne, Senija Hanji, 43 anni, di Capodistria, ed Elvisa Bescagic, 32, di Jesenice, sempre in Slovenia, sono state seguite dai carabinieri di Udine. Si erano messe in viaggio in macchina verso Roma in completo da perfette turiste: valigie, zainetti, macchine fotografiche. La droga era stata nascosta, divisa in panetti da mezzo chilo, in vani all’interno dell’abitacolo.
I "corrieri" a Roma erano attesi. Un indirizzo preciso: Via San Nazzaro. Probabilmente non si trattava del primo appuntamento. Gli altri tre trafficanti, tutti residenti a Roma e nei dintorni, erano nei pressi del garage preso in affitto alcuni mesi fa. Si tratta di Alili Dzabir, 36 anni, macedone. Abinir Xerxa, 43, bosniaco e dell’italiano Andrea Rudel, 39, famiglia originaria della Venezia Giulia. Ma l’altra notte c’erano anche i carabinieri della compagnia "Cassia", guidata dal maggiore Stefano Ranalletta, e i colleghi dell’Arma di Udine. I quali sono entrati in azione proprio quando la macchina con le due slovene a bordo è arrivata a destinazione. I cinque hanno cercato di fuggire ma sono stati bloccati. Gli uomini sono stati portati nel carcere di Regina Coeli, le donne in quello di Rebibbia.
I carabinieri hanno individuato il locale dove successivamente stata lavorata la droga. C’erano una pressa, bilancini e sostanze da taglio. Ora si tratta di capire se i cinque agissero a Roma in proprio o se invece fossero le pedine di una organizzazione ancora più ramificata. I tre uomini arrestati, "con quasi certezza", secondo gli investigatori, non si occupavano della vendita al dettaglio della droga.
"Ma va anche detto che il mercato dell’eroina aggiunge uno degli esperti di narcotraffico ormai da tempo non è più così fiorente come è stato nei decenni passati. Il consumo sempre più forte di cocaina ha modificato alcuni schemi. Le grosse organizzazioni puntano alla coca, perché lì c’è la massa dei consumatori. Quindi non è da escludere che nel cosiddetto mercato residuale si inseriscano "cani sciolti" pronti a fare da sé".

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