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mercoledì 2 luglio 2008

Giustizia: Fini, Schifani e quello stop ai "pareri" dei giudici...

Il Corriere della Sera,

I Presidenti di Camera e Senato, la seconda e la terza carica dello Stato, hanno avuto ieri un colloquio di un’ora con il Presidente della Repubblica. In modo riservato, ma anche molto schietto, gli hanno rappresentato un giudizio critico sul Csm, sull’osservanza delle proprie prerogative da parte dell’organo di autogoverno dei giudici, su un organo costituzionale - di cui fra l’altro Napolitano è presidente - che sarebbe uscito dai propri confini producendo il contestato parere sul decreto sicurezza in discussione in Parlamento.

La storia è cronaca dei giorni scorsi: al decreto sicurezza il governo aggiunge una norma che congela migliaia di processi e dà la priorità ad alcuni procedimenti più gravi, fra i primi c’è anche quello che riguarda Berlusconi. Il Csm si attiva, subito dopo, per dare un giudizio (negativo) sulla norma aggiunta: è questione di interpretazione, ma molti costituzionalisti, non solo di destra, si manifestano perplessi sul diritto del Consiglio di dare pareri su un atto parlamentare, senza che gli stessi pareri siano stati richiesti.

Ieri il nodo è arrivato al Quirinale. Anche se non per la prima volta: non è mai stato confermato in modo ufficiale ma sarebbero stati gli stessi uffici del Colle, subito dopo le prime indiscrezioni sul parere, a consigliare maggiore prudenza a Nicola Mancino, vicepresidente del Csm. Mancino non solo accettò il consiglio, ma lo sposò in toto, facendo una scenata pubblica ai suoi consiglieri, presunti rei di aver esorbitato dalla funzione. E, oggi si discute al Csm proprio quel parere, che giudica incostituzionali le norme aggiunte al decreto sicurezza.

Ebbene ieri, alla vigilia della discussione, Fini e Schifani hanno espresso tutta la loro preoccupazione al capo dello Stato sulla forma e sulla sostanza degli atti provenienti dal Csm in questi giorni. Per i due presidenti del Parlamento esistono soltanto tre organi deputati a fare un check-up sulla costituzionalità dei provvedimenti legislativi: le due commissioni sugli affari costituzionali di Camera e Senato, la Consulta e lo stesso presidente della Re- pubblica, al momento di controfirmare gli atti del governo.

In sostanza, per Fini e Schifani, un organo costituzionale non sta facendo il suo dovere. Anzi, di più: sta facendo un lavoro che spetterebbe ad altri. Una critica che, secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia Apcom, si sarebbe spinta fino alla richiesta di cancellare, o perlomeno rinviare, la discussione sulla norma che blocca i processi. Ma al momento l’ordine del giorno del plenum, sottoscritto come sempre dal capo dello Stato, resta immutato e non è prevista la presenza di Napolitano stesso.

Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, tre giorni fa, in un’intervista al quotidiano Avvenire, ha accusato il Csm di "protagonismo e mancanza di riservatezza", suggerendo ai consiglieri che vogliono far politica di "candidarsi in Parlamento", aggiungendo che a breve sarà presentato un disegno di legge costituzionale sulla riforma del Csm. La maggioranza lo sta già scrivendo, potrebbe essere approvato prima della pausa estiva dei lavori parlamentari.

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