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sabato 12 aprile 2008

Piacenza: fare cultura dietro le sbarre? ma non è un’utopia…

Libertà, 12 aprile 2008

"Pensar non nuoce" è il titolo scelto per la tavola rotonda tenutasi ieri in Cattolica, nell’ambito della manifestazione Piacenza per il carcere. Un momento di riflessione sulla possibilità di fare cultura in carcere. "Proprio in un posto che non è considerato certo luogo di cultura, si può fare cultura anche per arricchire la società esterna.
Un ribaltamento di fronti, dove il carcere non è un peso, ma una risorsa", ha detto Carla Chiappini, introducendo i relatori: Ornella Favero direttore di Ristretti Orizzonti (rivista del carcere di Padova) e coordinatore della Federazione nazionale per l’informazione dal carcere, Michelina Capato Sartore attrice e regista teatrale, Luciana Scarcia, che tiene laboratori di scrittura creativa e autobiografica, e il regista Davide Ferrario. Sono state proprio le immagini di Ferrario a introdurre la riflessione.
Immagini tratte dalla mostra "Foto da galera" allestita da ieri alla biblioteca Passerini Landi dove si potrà visitare fino al 20 aprile. Le foto, che sono state pubblicate anche sull’ultimo numero di Sosta Forzata, sono le immagini di cartoline di posti esotici o di casa propria, poster, foto di familiari o di donne da copertina, icone del Cristo e di padre Pio, riproduzioni di quadri famosi, ritagli, biglietti scritti a mano, attaccati sui muri del quarto raggio di San Vittore. Ferrario ha fotografato questi muri prima che fossero buttati giù per ristrutturare l’area quattro del carcere milanese.
E fotografando i muri, Ferrario ci ha permesso di oltrepassarli. Di conoscere meglio le persone che ci stanno dentro, recluse. "Il più bel complimento che ho ricevuto - ha detto il regista - l’ho avuto dai detenuti, che vedendo il catalogo della mostra mi hanno detto: "Queste cose le avevamo davanti agli occhi ogni giorno ma non le abbiamo mai guardate". Ferrario ha già realizzato un film sul carcere e con i carcerati.
Si intitola "Fine amore mai" e parla dell’affettività e della sessualità in carcere. Ora di film ne sta preparando un altro che non parla del carcere, ma dal carcere. Sarà una commedia musicale, con venti interpreti e ballerini. "Non faccio cinema in carcere perché mi sento investito di una missione. Quello che do io? In realtà mi porto via molto di più. Faccio cinema in carcere - conclude Ferrario - perché ho avuto l’occasione di incontrare le persone che ci stanno e per me è stato un incontro umano importante".
La giornata Piacenza per il Carcere è stata realizzata nell’ambito di un progetto co-finanziato dal Centro di Servizio per il Volontariato di Piacenza - Svep, dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, dal Comune di Piacenza e da altri partner. Un progetto di cui è capofila l’associazione di volontariato penitenziario "Oltre il muro" e che coinvolge Caritas, associazione "La Ricerca", Conferenze S. Vincenzo, Telefono Rosa, Associazione "Carmen Cammi", associazione di volontariato P.Ace., Amnesty International, "Dalla parte dei Bambini", "Piccoli al Centro" oltre alla Conferenza Volontariato Giustizia Emilia-Romagna.

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