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sabato 12 aprile 2008

Giustizia: Osapp; su carcere solo slogan e nessun intervento

www.napoli.com, 9 aprile 2008

Siamo in questo momento solo una "voce" o forse neanche quella, nel rappresentare l’idee, le istanze e la sofferenza di 42.000 donne e uomini in uniforme (quando ce la danno) Poliziotti Penitenziari da sempre al servizio dello Stato e dei Cittadini all’interno di quell’universo oscuro e per i più terrorizzante chiamato carcere.
Che cosa sia divenuto, oggi, il carcere in Italia lo si apprende pressoché giornalmente dalla stampa, dalle grida di allarme lanciate da più parti spesso impropriamente (soprattutto quando l’allarme giunge da quell’Amministrazione che è in parte responsabile della disfunzione) ed anche dalle estemporanee dichiarazioni di una politica che agisce più per facili slogan (più carceri, certezza della pena, etc.) che su programmi del tutto inesistenti in materia penitenziaria.
Ma ben pochi conoscono cosa sia oggi il Carcere per chi, come Noi Poliziotti Penitenziari, trascorre negli istituti penitenziari il 50% del proprio quotidiano spesso per oltre 35 anni della propria vita, per un lavoro che oramai è soltanto eccessiva responsabilità, solitudine ed assenza di riferimenti, rischio continuo di ripercussioni penali o disciplinari nelle proprie azioni, prospettive di carriera pressoché inesistenti (bastano poche righe e un giudizio annuale negativo per bloccare l’avanzamento in carriera per anni), difficoltà estreme a raggiungere o a ricongiungersi anche temporaneamente ai propri affetti lontani (spesso vengono bloccati congedi e permessi, oltre ai distacchi ad altra sede), assenza di attività comuni ludico - ricreativo - culturali e per il tempo libero sul posto di lavoro (dove invece ne vengono organizzate infinite per la popolazione detenuta), difficoltà a ricevere informazioni normativo - professionali sul proprio status e sulle proprie possibilità lavorative, percepita ma anche reale arbitrarietà delle decisioni subite nella fruizione di propri diritti minimi lavorativi ed assoluta assenza di riconoscimento/soddisfazione nel lavoro svolto.
Peccato che sia così, che il nostro lavoro sia bistrattato e deluso perché la Polizia Penitenziaria è l’unico Corpo di Polizia dello Stato che dovrebbe istituzionalmente associare alla classiche funzioni preventivo-repressivo dei reati delle Forze di Polizia quelle legate alla rieducazione e al reinserimento sociale dei detenuti.
Peccato, oltretutto, che il Carcere non funzioni, che non reinserisca nonostante le apparenze di singole e del tutto isolate iniziative e che non renda maggiormente civile e sicura, come dovrebbe, la Società civile.
Peccato che nessuno si chieda perché, nonostante le centinaia e centinaia di milioni di euro stanziati ogni anno dallo Stato e dagli Enti e nonostante numerose fulminee carriere e gli stipendi da favola in ambito penitenziario, il Carcere renda solo disfunzione e sofferenza per gli Utenti e per chi nel carcere lavora. Alcuni di Noi, fortunatamente molto pochi, non ce l’hanno fatta a resistere, schiacciati da vicissitudini comuni a tanti semplici cittadini la concomitante insoddisfazione lavorativa li ha indotti a gesti estremi.
Ma Noi, anche per loro vogliamo continuare ad esserci ed a combattere l’isolamento e l’inconcludenza di un’Amministrazione penitenziaria chiusa in se stessa, sostanzialmente indifferente al disagio degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e con ciò nemica non solo nostra, ma del Progresso e della Legalità.
Perché come sempre non sono il sovraffollamento e la confusione ad infonderci paura, non sono le aggressioni sempre più ricorrenti in sezione e neanche l’essere ogni giorno in Carcere, oltre che Poliziotti, Confessori, Infermieri, Medici, Educatori, Psicologi, Impiegati, Informatici e Operai senza alcun riconoscimento né economico né di carriera, ma solo l’essere ricacciati ogni volta ai margini della Società Civile, in quanto a Dignità e Ruolo di Fedeli e Professionali Servitori dello Stato.
Come Poliziotti Penitenziari dell’Osapp saremo in Piazza in una veglia notturna organizzata tra il 9 e 10 aprile davanti l’istituto di Napoli - Poggioreale così come tra il 4 e 5 aprile lo siamo stati davanti al Carcere di Torino e come lo saremo presto a Viterbo a Bologna e a Roma. Per questo e per ottenere una Società che sia più giusta anche in carcere chiediamo, solo, maggiori attenzione e visibilità.

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