L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

COME CONTATTARE L'ASSOCIAZIONE:

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lunedì 18 aprile 2016

Parla Carlo Nordio "Noi giudici incapaci di fare autocritica. Basta inventare reati"

di Pietro Senaldi

Libero, 18 aprile 2016

"È vero, noi magistrati oggi siamo meno popolari rispetto a vent'anni fa, - rimarca Carlo Nordio, procuratore capo di Venezia - e la responsabilità è anche nostra. Il paradosso però è che si sorvola sui nostri peccati e ci si accusa di mali di cui non abbiamo colpa".

Mi interessa di più sapere quali colpe attribuisce a voi toghe.
"La magistratura sindacalizzata, quella che parla e fa notizia, è sempre stata autoassolutoria e conservatrice. Attribuisce tutti i mali della giustizia al sistema senza mettersi in discussione e si è sempre opposta a ogni riforma liberale: ha bocciato perfino quella della Bicamerale di D'Alema".

Come si costruisce il mostro

Il Mattino di Padova, 18 aprile 2016

Doina Matei ha riempito, per la seconda volta, a quasi dieci anni di distanza dall'omicidio con l'ombrello, le pagine di cronaca dei giornali, e per la seconda volta è stata letteralmente massacrata per delle fotografie troppo sorridenti che ha postato su Facebook, mentre era in semilibertà, cioè usciva dal carcere per andare a lavorare e vi faceva ritorno la sera. Usiamo il passato "usciva", perché ora Doina è di nuovo rinchiusa, in attesa di una decisione del magistrato.

Lo scandalo di un sorriso

Ho conosciuto Doina qualche anno fa, quando mi ha scritto dal carcere di Perugia, e il suo più grande desiderio era riuscire in qualche modo a ricostruire il rapporto con i figli e cercare di sostenerli anche economicamente. Sono riuscita ad aiutarla, trovandole un lavoro a Venezia, e così, con quella per lei preziosa offerta di lavoro, ha ottenuto la semilibertà.
Il mostro che stanno descrivendo in questi giorni NON ESISTE. E non esisteva nemmeno quando Doina ha ucciso: lei era allora una ragazza giovanissima già con una vita disastrata, due figli, uno avuto a quattordici anni, in un Paese poverissimo dove garantire un'esistenza dignitosa alla propria famiglia era quasi impossibile. E così è arrivata in Italia, e anche qui non ha fatto una gran vita, finché un giorno nel metrò a Roma ha avuto uno scontro con una ragazza italiana, di quelli che avvengono ogni giorno quando reagiamo aggressivamente se qualcuno magari solo ci urta, o ci passa davanti in una coda, o ci sgomita in un autobus affollato. Quel gesto dell'alzare l'ombrello per difendersi, e non mi interessa qui di dire una cosa impopolare, ma sono certa che è stato istintivo e non voluto, e Doina comunque mille volte ha chiesto perdono. Certo se l'avessi qui davanti le direi che ha fatto una leggerezza a postare quelle foto, ma ugualmente sono convinta che il suo è davvero un peccato veniale, e che una ragazza che non ha mai avuto una vera giovinezza, è facile che cada nella trappola dei social network. Perché quando una persona inizia un percorso di reinserimento nella società, dopo aver passato anni della sua giovinezza in galera, la solitudine, la difficoltà a costruirsi delle relazioni diventano pesanti da affrontare, e Facebook rappresenta una specie di compagnia, un modo per non sentirsi troppo soli. Ma qualcuno riesce davvero a capire che nove anni di galera non sono uno scherzo? Provate a immaginare il giorno più brutto della vostra vita, e moltiplicatelo per nove anni, e forse capirete che dopo tutta quella sofferenza una giornata al mare e un sorriso non offendono nessuno.
Io non so cosa deciderà nei prossimi giorni il magistrato di Sorveglianza, che per ora ha interrotto la semilibertà di Doina, ma di persone in semilibertà ne ho viste tante, e non credo che Doina sia indegna di una misura così importante per lei e per i suoi figli. Il percorso di rientro nel "mondo libero" di una persona che ha commesso reati è complicato, e non può essere perfetto, interromperlo per qualche fotografia che senso avrebbe?
Non riesco a dire che capisco la rabbia del padre della ragazza uccisa, capisco il dolore, come si fa però a chiedere la pena di morte per una giovane donna che ha fatto un gesto sbagliato, ma che è andato ben al di là delle sue intenzioni? Quanto a quella parte della società che ha contribuito in questi giorni a costruire il mostro, penso che sia triste vivere con tanta cattiveria sociale dentro, e che la fortuna più grande che ci possa capitare è di essere capaci di desiderare una giustizia dal volto mite per tutti.

Ornella Favero, volontaria

L'odio distrugge, logora, intossica prima di tutto chi lo prova

Ed ecco che come sempre una parte dell'informazione irrompe nel sistema della giustizia cercando di sostituirsi ad esso, e questa volta condannando il sorriso di una ragazza. La ragazza in questione è Doina Mattei, ma forse prima del suo sorriso era conosciuta di più come "la Killer dell'ombrello", ora, per una semplice fotografia postata su internet che la ritrae al mare sorridente, i media le danno nome e cognome per condannarla una seconda volta.

venerdì 15 aprile 2016

Giuseppe Gulotta, risarcito con 6,5 milioni di euro dopo 22 anni in carcere da innocente

Il muratore di Certaldo (Firenze) è stato condannato nel 1976 per duplice omicidio e assolto nel 2012. La Corte d'appello di Reggio Calabria ha riconosciuto l'indennizzo. L'avvocato aveva chiesto 56 milioni di euro
 

martedì 22 marzo 2016

Detenuti nuovi giunti di Poggioreale salutano Marco

La risposta di Marco Pannella ai detenuti:

"Grazie grazie grazie per questa ennesima forma di davvero compagnia.
Da loro tutti ho tanto amore, spero per non poco tempo ancora.
Un abbraccio da me compagno 'detenente'.
Buongiorno e grazie, prepariamoci ad ascoltare l'aria spesso fresca, in questo periodo un po' umido di Castrogno e altri posti.
Buongiorno amori.".

giovedì 28 gennaio 2016

Per tornare a essere civili iniziamo dall'amnistia


di Maurizio Turco (Tesoriere del Partito Radicale)

Il Tempo, 28 gennaio 2016

È facile prevedere che l'anno giudiziario verrà aperto affermando che lo stato della giustizia italiana è lievemente migliorato mentre i provvedimenti in corso di attuazione promettono lievi evoluzioni per il futuro. Si contabilizzerà con soddisfazione che sono diminuiti di qualche centinaio di migliaia di casi i processi pendenti, con dolore si richiamerà il peso dei milioni ancora in essere; ci si dimenticherà di sottolineare che il peso dei processi pendenti continuerà a far maturare prescrizioni e rallentare il corso dei processi fino all'irragionevole durata, cioè alla non giustizia. Con le doverose cautele e gli appelli più o meno strazianti alla politica tutto sembrerà andare nella giusta direzione. Va avanti così da decenni. Ma due fatti accaduti proprio alla fine dell'anno dovrebbero attirare una maggiore attenzione.

venerdì 18 dicembre 2015

Caso Cucchi, la svolta nelle parole dei Carabinieri

di Roberto Saviano
 
L'Espresso, 18 dicembre 2015

Il comunicato del Comandante dell'Arma è uno spartiacque. E dà la certezza che i responsabili di reati, anche se in divisa, non saranno più protetti. Caso Cucchi. Caso aperto. Di nuovo. Grazie alle persone coinvolte, alla loro tenacia e al loro senso della giustizia. Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo, rispettivamente sorella di Stefano e avvocato della famiglia Cucchi. Da quando Stefano è stato arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti, da quando Stefano è morto, non hanno mai smesso di avere fiducia nella possibilità di trovare un percorso di verità. Non hanno mai smesso di dialogare con le istituzioni. Non hanno smesso di spiegare le loro ragioni. Non hanno mai smesso di coinvolgere l'opinione pubblica perché prendesse coscienza che non si può morire quando ci si trova in custodia dello Stato.

Giusto processo per i minorenni, ecco le nuove regole dell'Europa

di Barbara Carbone

Il Messaggero, 18 dicembre 2015

Nuove regole a tutela dei minori in caso di processo. Le ha approvate il Parlamento Europeo, d'intesa con il Consiglio e la Commissione Europea, dando il via libera al testo della Direttiva sul giusto processo minorile. Si tratta di una sorta di catalogo delle garanzie procedurali minime e indispensabili quando ad essere imputato o indagato è un minore. Soddisfatta la relatrice del progetto di legge e primo negoziatore per conto della Commissione Europarlamentare Libe (Giustizia), l'onorevole Caterina Chinnici (S&D) che parla di "una svolta sul piano del diritto e dei diritti, un atto di enorme maturità".

martedì 15 dicembre 2015

PAPA: "ABOLIRE LA PENA DI MORTE E CONCEDERE L'AMNISTIA"


"Desidero rinnovare l'appello alle autorità statali per l'abolizione della pena di morte, là dove essa è ancora in vigore, e a considerare la possibilità di una amnistia". 

Il Papa, inoltre, chiede agli stati di non trascinare gli altri popoli in guerre o conflitti; di cancellare o effettuare una gestione sostenibile del debito dei paesi poveri e di mettere in atto una cooperazione non condizionata da dittature ideologiche 

leggi qui: Rainews.it


Cucchi, pg di Cassazione: “Fu picchiato, annullare assoluzione dei 5 medici. Stato senza diritto è una banda di briganti“


Il pg ha espresso, inoltre, un giudizio positivo sulla nuova
inchiesta della Procura di Roma che, venerdì scorso a distanza di sei anni dai fatti, ha fatto richiesta di incidente probatorio nei confronti di alcuni carabinieri chiedendo al gip una nuova perizia medico-legale sulle lesioni patite dalla vittima: "Occorre cercare altrove la verità. 
Continua...

venerdì 11 dicembre 2015

Cucchi, pm di Roma: "Pestato dai carabinieri della stazione Appia"

11 dicembre 2015 

La Repubblica


Lo scrive la procura in una richiesta di incidente probatorio per chiedere al gip una nuova perizia medico legale sulle lesioni patite dal giovane la notte tra il 15 e 16 ottobre 2009
"Nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2009 Stefano Cucchi fu sottoposto a un violentissimo pestaggio da parte di carabinieri appartenenti al comando stazione di Roma Appia". Lo scrive la procura di Roma in una richiesta di incidente probatorio per chiedere al gip una nuova perizia medico legale sulle lesioni patite da Cucchi.
Stefano morì nell'ospedale Pertini di Roma il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per droga. La richiesta di incidente probatorio è stata inoltrata nel quadro degli accertamenti bis avviati dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò. "Leggendo queste cose mi immagino cosa avrà potuto soffrire Stefano in quella notte - ha detto la sorella, Ilaria - Noi non abbiamo mai smesso di sperare e a questo punto possiamo dire che finalmente io e la mia famiglia ci stiamo avvicinando alla verità".

Sardegna: l'isola diventa la Cayenna del 41bis, boss mafiosi nelle carceri di Sassari e Uta

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 15 febbraio 2015

La Sardegna tra pochi giorni diventerà ufficialmente la Caienna - il famigerato bagno penale francese - in salsa italiana. Nei nuovi complessi penitenziari di Sassari e Uta verranno concentrati tutti i detenuti del 41 Bis, attualmente dislocati su tutto il territorio italiano. A confermalo è stato il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
In una nota si spiega che "i provvedimenti di trasferimento di detenuti ex art. 41 bis nelle sezioni delle carceri di Sassari e Uta saranno adottati ai sensi delle "disposizioni in materia di sicurezza pubblica", varate con la legge 15 luglio 2009, n. 94 che dispone: "I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all'interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria".

"Io, scrittore in carcere senza futuro: mi negano l'uso del computer"


di Francesco Lo Dico

Il Garantista, 10 dicembre 2015

Pubblichiamo qui di seguito la lettera che Salvatore Torre, detenuto nel carcere di Saluzzo, ha scritto alle istituzioni, nella speranza che queste possano porre rimedio a un caso che merita ogni evidenza.
"Lo scrivente, è un detenuto che da 24 anni sconta la pena all'ergastolo, pena alla quale è stato condannato, anche giustamente, per i delitti dallo stesso compiuti. È quindi un detenuto - considerato che nessun'altra diversa possibilità gli è offerta di farlo - consapevole di dover continuare a ripagare la società attraverso il progressivo e sistematico inaridimento della propria vita. Un decadimento ineluttabile, data la privazione sine die della libertà e di quanto da questa consegue; decadimento tuttavia il quale, lo scrivente, tenta disperatamente di rallentare e rendere il meno possibile evidente attraverso la lettura, lo studio e soprattutto la scrittura.

martedì 8 dicembre 2015

Arresti mortali. "A Magherini tirarono anche calci"

di Riccardo Chiari

Il Manifesto, 8 dicembre 2015

Udienza drammatica al processo per la morte del quarantenne fiorentino durante le "procedure di fermo" da parte di quattro carabinieri, accusati di omicidio colposo e in un caso di percosse. La testimonianza della giovane Sara Cassai: "Lui aveva gli occhi della paura, quando era in terra lo hanno anche scalciato".
"Salì sulla mia macchina, forse scambiandola per un taxi, gridando "Vai vai non ho fatto niente". Era stravolto, aveva degli occhi enormi. Mi ha dato l'impressione che avesse una paura enorme. Ecco, aveva gli occhi della paura". Sara Cassai sta raccontando in aula d'udienza le ultime ore di Riccardo Magherini. Di una vita spezzata in una freddissima notte invernale, durante le "procedure di fermo" operate da quattro carabinieri nel pieno centro di Firenze.

In attesa della risposta del Csm le toghe decideranno pure sulla loro pensione

di Tommaso Montesano

Libero, 8 dicembre 2015

Il Consiglio di Stato blocca l'uscita dal lavoro per gli over 70. Restano al loro posto tre giudici della Cassazione. Dalle toghe uno schiaffo a Matteo Renzi. Sono cinque i magistrati che si sono visti accogliere dal Consiglio di Stato, in via cautelare, il ricorso contro il pensionamento anticipato, previsto dalla riforma del 2014 sugli uffici giudiziari. Adesso la norma che abbassa l'età pensionabile delle toghe da 75 a 70 anni è a rischio. Soprattutto se altri magistrati, da qui al 31 dicembre, dovessero seguire l'esempio dei colleghi.
Così nel rapporto tra politica e giustizia il piatto della bilancia, che il governo aveva cercato di portare dalla sua parte agendo sulla leva del pensionamento, pende di nuovo dalla parte dei magistrati, che in nome del "prevedibile disagio organizzativo e funzionale" che, a detta dei giudici amministrativi, si determinerebbe dall'abbandono di molti di loro, tornano padroni del loro destino. Con "sconcerto" del Guardasigilli, Andrea Orlando.

mercoledì 2 dicembre 2015

Diritti umani? C'è la Carta

di Michele Nicoletti (vicepresidente dell'assemblea del Consiglio d'Europa)

L'Unità, 2 dicembre 2015

Perché ricordare la Convenzione Europea dei Diritti umani a 65 anni dalla sua firma avvenuta a Palazzo Barberini nel 1950? È sufficiente volgere lo sguardo alle difficoltà di oggi per giustificare la necessità di una riflessione e di un ritornare al principio. Il terrorismo ha colpito persone inermi e i diritti umani, prima che principi astratti del nostro ordinamento, sono esistenze concrete. La persona non ha diritti, ma è il "diritto umano" e ogni offesa, ogni violenza contro la persona è una violenza contro il diritto, contro quella forma di vita personale e collettiva che vede nella giustizia la sua misura, il suo compimento, la sua possibilità di dispiegarsi in armonia con l'esistenza degli altri.

Cagliari: Caligarsi (Sdr); urge riorganizzazione servizio infermieristico nel carcere di Uta

Ristretti Orizzonti, 2 dicembre 2015

"La situazione degli infermieri nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta è inaccettabile per numero e organizzazione. Solo 4 dipendenti sono a tempo pieno, due di loro però solo con funzioni amministrative, troppi infermieri a rotazione con poche ore e incredibili "buchi".
È molto alto il rischio non solo di bloccare l'attività degli specialisti ma anche di lasciare le persone detenute senza un'adeguata copertura soprattutto nel caso di emergenze. Inoltre il mancato pagamento delle ore aggiuntive dei mesi di luglio e agosto sta creando un forte malcontento. È urgente dunque una riorganizzazione". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", con riferimento alla sanità penitenziaria nel Villaggio Detentivo di Cagliari, ubicato nell'area industriale di Uta a 23 chilometri dal capoluogo di regione.

Giustizia: Istituti penali per minorenni, al Sud si punta sulla formazione professionale

di Rossella Fallico

Quotidiano di Sicilia, 2 dicembre 2015

Rapporto Antigone: nel 2015 in tutta Italia risultano detenuti 449 ragazzi, perlopiù maschi. Al Nord sono in buona parte stranieri. Nelle quattro strutture della Sicilia sono presenti 124 ragazzi, quasi la metà si trovano a Catania. Nel 2015 i ragazzi detenuti sono 449, ovvero 20 volte di meno che nel 1940, quando erano 8.521, nel 1975 erano 858.
I dati attuali indicano un numero stabile negli ultimi quindici anni: in particolare le ragazze sono 39 e i maschi sono 410; gli stranieri detenuti sono 204, di cui 31 femmine e 173 maschi. Questo quanto emerge dal terzo rapporto dell'associazione Antigone "Ragazzi fuori", che ha analizzato gli istituti penali minorili italiani in collaborazione con l'Isfol.

Giustizia: bonus per il lavoro dei detenuti, nuove regole di compensazione al via

di Matteo Ferraris

Il Sole 24 Ore, 2 dicembre 2015

Il bonus consiste in un credito d'imposta. La norma che lo prevede è l'articolo 3 della Legge n. 193/2000 che agevola le imprese che assumono, per un periodo di tempo non inferiore a trenta giorni, lavoratori detenuti o internati. Sono agevolate anche le assunzioni dei detenuti ammessi al lavoro esterno (ex articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354), ovvero detenuti semiliberi provenienti dalla detenzione e lo svolgimento di attività formative.
Secondo le indicazioni del decreto interministeriale n. 148 del 24 luglio 2014, il bonus è utilizzabile in compensazione (ex articolo 17, D.Lgs. n. 241/97) solo tramite F24 telematico, attraverso il canale telematico dell'agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell'operazione di versamento.

Giustizia: subirono torture nel carcere di Asti, governo pronto a risarcire due detenuti

di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 2 dicembre 2015

Dopo che la Corte europea dei diritti umani, lo scorso 23 novembre, aveva dichiarato ammissibile il ricorso di due detenuti sottoposti a torture nel carcere di Asti 11 anni fa, lo Stato italiano ha proposto una composizione amichevole di 45.000 euro per ciascuno dei due ricorrenti.
Il 10 dicembre 2004 due detenuti vennero denudati, condotti in celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello, razionandogli il cibo, impedendogli di dormire, insultandoli e sottoponendoli nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi.
La vicenda giudiziaria ebbe inizio a seguito di due intercettazioni del 19 febbraio 2005 nei confronti di alcuni operatori di polizia penitenziaria sottoposti a indagine per altri fatti. Si arrivò quindi al rinvio a giudizio degli indagati dopo oltre sei anni dai fatti, il 7 luglio 2011.

venerdì 16 ottobre 2015

Raffaele Sollecito a Radio Radicale: faccio appello a Mattarella per una indagine che stabilisca chi ha sbagliato


Raffaele Sollecito, nell'intervista andata in onda ieri sera su Radio Radicale, ha dichiarato ai microfoni di Alessandro Gerardi: 
"La mia premura è quella di portare le persone che hanno sbagliato ad assumersi le proprie responsabilità. Faccio appello al Presidente Mattarella che è presidente del CSM affinché venga fatta una indagine interna per determinare chi ha le responsabilità e far conoscere al pubblico chi ha effettivamente sbagliato in questa lunga tragedia .
 
Nel corso dell'intervista, in cui l'ingegnere informatico ha presentato il suo libro 'Un passo fuori dalla notte' - edito Longanesi -, si è discusso degli errori giudiziari commessi dalla procura di Perugia, dell'esperienza in carcere, nonché del ruolo dei mass media nel costruire l'immagine della coppia diabolica Sollecito-Knox, entrambi poi assolti definitivamente dalla Cassazione in merito all'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, per cui invece è stato condannato l'ivoriano Rudy Guede. Raffaele Sollecito al termine dell'intervista ha detto di essersi iscritto al partito radicale e ha manifestato anche la possibilità di partecipare al XIV Congresso di Radicali Italiani che si terrà a Chianciano Terme dal 29 ottobre al 1 novembre. Per riascoltare l'intervista cliccare QUI

giovedì 21 maggio 2015

Oristano: a Massama arrivano gli ex detenuti del 41-bis

di Enrico Carta

La Nuova Sardegna, 20 maggio 2015

Già trasferito il primo che ha terminato di scontare la misura di detenzione speciale, ne arriveranno altri 40. L'ospite speciale numero 1 è arrivato nei giorni scorsi. Presto, al carcere di Massama, un'altra quarantina di detenuti lo seguirà. Non ci sarebbe nulla di strano e di nuovo, perché un carcere deve per l'appunto ospitare dei detenuti. Questo è però un detenuto particolare, perché è il primo che arriva nella casa circondariale oristanese dopo aver terminato il periodo in regime di detenzione sotto le rigidissime misure restrittive del 41bis.

Giustizia: l'elenco pubblico degli stupratori una mostruosità la gogna non serve a nessuno

di Angela Azzaro

Il Garantista, 20 maggio 2015

Sono contrarissima al registro pubblico degli stupratori, del quale si parla in questi giorni nel Palazzo e nei social network. Sta girando una raccolta firme a partire dal caso della tassista che ha subito violenza qualche settimana fa. Sono contraria per 10 ragioni.
1) perché ha la valenza non della giustizia, ma della vendetta. E la vendetta non risolve i problemi, ma rende la società - tutta - più violenta.

Giustizia: ok amnistia e indulto, i problemi del sistema giudiziario italiano sono strutturali

di Giovanni Mauro (Senatore)

L'Opinione, 20 maggio 2015

Le nostre carceri e, più in generale, la non-amministrazione della giustizia costituiscono ormai la prima e principale questione sociale ed economica del nostro Paese. Per tale questione lo Stato italiano è condannato dalla giustizia europea, ogni anno e per centinaia di volte negli ultimi vent'anni, per violazione di diritti umani fondamentali.

Giustizia: Stati generali dell'esecuzione penale, la sfida di cambiare il "senso comune"

Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2015 di Donatella Stasio

L'obiettivo è ambizioso: riformare l'ordinamento penitenziario, per restituire senso e dignità costituzionale all'esecuzione della pena, attraverso "l'evoluzione del senso comune", quello secondo cui il carcere è l'unico antidoto alla paura e la segregazione la via obbligata per esorcizzarla. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando lancia la sfida all'inaugurazione degli Stati generali dell'esecuzione penale.
E spiega il metodo di lavoro, mutuato dalla Francia: sei mesi di ampio e approfondito confronto attorno a 18 "tavoli tematici" (presieduti da nomi noti come Colombo, Ceretti, Bernardini, Patroni Griffi, Zevi, per citarne alcuni, e coordinati da Glauco Giostra), cui parteciperanno operatori, giuristi, intellettuali, società civile. "Non una kermesse ma una grande mobilitazione politica, sociale, culturale" dice nell'affollato teatro del carcere di Milano Bollate, unica realtà italiana interamente impostata sul rispetto dei principi costituzionali (che fra l'altro ha "occupato" 100 dei suoi detenuti all'Expo, a pochi metri dal carcere).
Da lì - da quel penitenziario "modello", operoso, colorato, pieno di rose, in cui i detenuti si muovono come i "liberi" - è partito ieri il cammino che dovrebbe portare a sottoscrivere una sorta di "patto sociale di civiltà" per costruire un nuovo sistema di pene ma anche un Paese nuovo, auspica Orlando.

sabato 20 dicembre 2014

CASO LONZI. NUOVA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE. AVV. GERARDI NUOVO LEGALE DELLA SIGNORA CIUFFI

News su caso Lonzi:

La Procura di Livorno ha comunicato a Maria Ciuffi la richiesta di una nuova archiviazione sulla morte di suo figlio Marcello. 
L'opposizione sarà condotta dal nuovo legale di parte della signora Ciuffi, Alessandro Gerardi legale dell'Associazione Il Detenuto Ignoto.


Leggi l'intervista a Irene Testa su caso Lonzi

venerdì 5 dicembre 2014

Giustizia: drogati e sedati... ecco come tengono buoni i detenuti

 

di Damiano Aliprandi

Il Garantista, 5 dicembre 2014

Rita Bernardini: "in carcere si risparmia su tutto, fuorché sul valium". Suicidi sospetti e tossicodipendenti che non dovrebbero stare in prigione.
Valium, antipsicotici, antidepressivi, benzodiazepine, ipnotici e oppiacei, questi sono gli psicofarmaci somministrati ai detenuti per contenerli e sedarli. L'istituzione carceraria si serve così della psichiatria per stemperare il conflitto, e garantirsi una maggiore sopportazione, da parte dei detenuti, delle situazioni di degrado e sovraffollamento che sono costretti a subire. Inoltre c'è il sospetto che dietro alcuni suicidi che avvengono al carcere ci sia l'ombra dell'abuso degli psicofarmaci.
C'è il caso di Alessandro Simone, il 28enne bitontino che sì è tolto la vita il 28 maggio di quest'anno nel carcere di Bari, è che l'autopsia ha negato la presenza di lesioni e violenze esterne. Il calvario di Alessandro comincia il 13 marzo, quando è associato al carcere del capoluogo pugliese con le accuse di detenzione d'arma (non trovatagli addosso, ma in campagna e ricondotta a lui) e di maltrattamenti familiari (avrebbe picchiato la sua compagna, più grande di lui, che poi ha esporto denuncia).
Una volta in carcere, il giovane bitontino viene posto nella sezione dei cosiddetti "sex offender", cioè il reparto degli stupratori e di chi ha commesso violenze sessuali, ed è sottoposto a regime di sorveglianza h24, perché tenta due volte il suicidio (impiccagione e taglio delle vene) ed è considerato un "soggetto problematico".

venerdì 21 novembre 2014

Caso Lonzi. Le Radicali Irene Testa e Rita Bernardini a Livorno con Maria Ciuffi


Mercoledì 26 novembre 2014 dalle 11 alle 14 le Radicali Irene Testa e Rita Bernardini manifesteranno davanti alla Procura di Livorno insieme a Maria Ciuffi madre di Marcello Lonzi.

A Breve su questo sito saranno pubblicati i documenti relativi alle nuove indagini in corso.

mercoledì 19 novembre 2014

Lettera della mamma di Marcello Lonzi: “Cari Boldrini e Grasso, lo Stato ha ucciso mio figlio”

lettera di Maria Ciuffi pubblicata su il Garantista.it: http://ilgarantista.it/2014/11/15/lettera-della-mamma-di-marcello-lonzi-cari-boldrini-e-grasso-lo-stato-ha-ucciso-mio-figlio/

Marcello, a soli 29 anni fu arrestato nel 2003 per tentato furto, mancavano pochi mesi perché tornasse a casa. Lo Stato che lo custodiva avrebbe dovuto restituirmelo vivo e non morto. Aveva 8 costole rotte, un buco in testa, due denti rotti e un polso fratturato immerso in una pozzanghera di sangue. Vorrei che i Presidenti delle Camere si interessassero alla questione di mio figlio e mi ricevessero come hanno fatto con i familiari di Cucchi.
In questi anni atroci, li ho contati giorno per giorno, sono tanti e sono troppi. 11, che cerco giustizia per mio figlio. Marcello, a soli 29 anni fu arrestato nel 2003 per tentato furto, mancavano pochi mesi perché tornasse a casa. Ci tengo a ribadire, che non giustifico mio figlio per gli errori commessi ma condanno invece lo Stato che lo custodiva perchè avrebbe dovuto restituirmelo vivo e non morto.
Aveva 8 costole rotte, un buco in testa, due denti rotti e un polso fratturato immerso in una pozzanghera di sangue. Come potrei accettare la tesi che sia morto per cause naturali dovute a un infarto? Quale mamma potrebbe mai accettare una cosa del genere? Quale madre si arrenderebbe di fronte a una tortura così atroce?
Io non accetterò mai questo verdetto e mi appello ai giudici di buon senso affinché non archivino ancora la vicenda di Marcello. Facciano il possibile per far emergere la verità e anche se mio figlio non mi sarà mai restituito, potrò morire in pace. Vorrei che i presidenti delle Camere si interessassero alla questione di mio figlio e tramite alcuni parlamentari ho espresso il desiderio di essere ricevuta come giustamente hanno fatto col caso Cucchi. Mi sono recata appositamente lì, davanti a Montecitorio nei giorni scorsi e ho mostrato le foto che ritraevano mio figlio Marcello perché volevo che tutti vedessero il corpo martoriato del mio ragazzo, sono anni che le pubblico ovunque. Fin’ora, nessuno dei due Presidenti delle Camere mi ha fatto sapere alcunché.
Nel 2010 accompagnata dalla Radicale Irene Testa e grazie al sostegno dell’associazione Il Detenuto Ignoto, ho persino fatto uno sciopero della fame ma il caso è stato anche in quella occasione archiviato, fortunatamente sono riuscita in seguito a farlo riaprire ma a breve, tutto potrebbe nuovamente concludersi con una archiviazione. Mi auguro che non sia così e che chi ha le responsabilità si metta una mano sulla coscienza e faccia emergere la verità. Io comunque andrò avanti, lo devo a mio figlio e ai tanti altri ragazzi che sono entrati in carcere per scontare una pena e sono stati restituiti morti alle famiglie.

venerdì 14 novembre 2014

Spoleto (Pg): il Garante denuncia "la direzione dà meno cibo e punisce chi sciopera"

www.umbria24.it, 14 novembre 2014

Il prof Fiorio firma una relazione inquietante sulle condizioni di vita nel carcere di Maiano. "Meno cibo e procedimenti disciplinari per i detenuti che scioperano, ma anche utilizzo sproporzionato dell'isolamento e telefonate dimezzate".
È dettagliata quanto allarmante la relazione firmata dal Garante regionale dei detenuti, il professor Carlo Fiorio, sulle condizioni di vita all'interno della casa di reclusione di (Maiano) in cui vigerebbe "una gestione connotata da un'ingiustificata rigidità oltre che da un illegittimo ricorso al potere disciplinare".
Secondo il documento a inasprire gli animi sarebbe stato lo sciopero pacifico proclamato dai reclusi che annunciavano l'astensione dalle attività lavorative e scolastiche, ma anche dall'acquisto di generi alimentari o prodotti diversi tramite il servizio di sopravvitto.

Bollate (Mi): detenuto di 53 anni muore dopo malore, sintomi sottovalutati dai medici

di Riccardo Arena

www.radiocarcere.com, 14 novembre 2014

Nel carcere "modello" di Bollate, la morte di un detenuto avvenuta in circostanze sospette. Sergio Zea, di 53 anni, muore dopo essere stato per due volte in infermeria. Milano, 22 ottobre. Carcere di Bollate. Sono le 7 del mattino. Sergio Zea, detenuto di 53 anni, ha un improvviso dolore al petto e al braccio sinistro. Sergio viene portato dal medico del carcere. Medico che lo visita e che lo rimanda in cella dopo avergli dato una tachipirina.
Sono le 8 del mattino. Sergio Zea sta di nuova male. I sintomi sono gli stessi: dolore al petto e al braccio sinistro. Il compagno di cella chiede aiuto. Il personale della polizia penitenziaria porta Sergio Zea in infermeria. Verso le 9, Sergio Zea muore. Domanda: se questo accade in carcere "modello", cosa potrà mai accadere nelle altre carceri che "modelli" non sono?

Giustizia: caso Cucchi. Il padre: mostra battaglia serva perché non si ripetano casi simili

Adnkronos, 14 novembre 2014

"La battaglia che stiamo combattendo non è contro qualcuno, ma in difesa dei diritti di tutti. E siamo contenti che qualcosa si stia già muovendo", "è scomparsa quell'assurda norma che impediva ai familiari di parlare con i medici senza l'autorizzazione del magistrato. C'era un protocollo d'intesa tra Asl e Dap che ci ha impedito il colloquio con i medici.
In quei giorni in cui Stefano è stato ricoverato al Pertini abbiamo fatto di tutto per metterci in contatto, ma senza riuscirci. Oggi sappiamo che altri genitori nelle nostre condizioni possono essere rassicurati sullo stato di salute del figlio e collaborare con i medici per le cure. E poi c'è anche più attenzione, grazie anche al clamore mediatico, nel momento in cui una persona viene fermata. Certo, sono piccole cose, ma impedire che possa accadere ad altri quello che è successo a Stefano è per noi il modo migliore di ricordarlo".
Lo afferma in una intervista a Famiglia Cristiana il padre di Stefano Cucchi, il tossicodipendente 31enne morto nel 2009 in custodia cautelare, una morte ancora colpevoli dopo che il 31 ottobre scorso, in appello, sono stati assolti i 12 imputati - medici, infermieri e agenti di custodia.
Giovanni Cucchi parla dell'incontro con il presidente del Senato Pietro Grasso: "Per noi è stata una sorpresa positiva sentire dire, per la prima volta da un uomo delle istituzioni, che chi sa deve farsi avanti". Cucchi continua a chiedersi, con la moglie Rita e con la figlia Ilaria, "il perché di quello che è successo", "ci sono stati, nei confronti di nostro figlio, una sciatteria e un cinismo incredibili". E aggiunge: "Sopravviviamo per merito dei nostri nipoti, Valerio e Giulia, di 12 e 6 anni. Loro sono il nostro futuro. Cerchiamo di farcela per loro.
Ma anche per la memoria di nostro figlio e per tutti coloro che, come lui, subiscono ingiustizie. In questi anni ci siamo resi conto che il caso di Stefano è solo la punta di un iceberg. Tenteremo tutte le strade nelle istituzioni nazionali e, se non otterremo giustizia, andremo anche alla Corte europea".
Cucchi spiega che in un casale di famiglia vicino Tivoli si sta pensando ad un progetto per un centro per tossicodipendenti ed ex carcerati in collaborazione con il Ceis "per far lavorare queste persone sfortunate che devono reinserirsi nella società. E dimostrando anche il nostro attaccamento alle istituzioni. Siamo cittadini italiani e crediamo nello Stato e nella giustizia".

CASO LONZI. LA MAMMA SI APPELLA AL PAPA E CHIEDE AIUTO A FARGLI GIUNGERE IL SUO MESSAGGIO

CASO LONZI. LA MAMMA SI APPELLA AL PAPA E CHIEDE AIUTO A FARGLI GIUNGERE IL SUO MESSAGGIO


L’associazione Il Detenuto Ignoto riceve e pubblica la lettera inviataci da Maria Ciuffi a Papa Francesco

Caro Papa Francesco,

non so se leggerai questa mia lettera. Sono una mamma disperata, oltre al dolore per la perdita di mio figlio si è aggiunta una doppia pena, quella di aver visto il corpo martoriato di mio figlio, una morte violenta e crudele e una giustizia che non arriva e che inseguo da 11 anni. Per un periodo della mia vita, persi anche la fede, accecata come sono dal dolore, poi ho capito che chi non c’entrava nulla era proprio il Signore. Ti chiedo di ascoltarmi, di guardare le foto di mio figlio, perché vorrei che lui riposasse in pace e io pure.

Maria Ciuffi


Come scrivere a Papa Francesco
Per tutti coloro che volessero scrivere al Pontefice, l’indirizzo postale di Papa Francesco:
Sua Santità Francesco, Casa Santa Marta, 00120 Città del Vaticano

Papa Francesco non possiede un indirizzo email pubblico, pertanto se si desidera scrivergli é necessario farlo via posta tradizionale all’indirizzo sopra riportato.

SINTESI DELLA STORIA DI MARCELLO LONZI

l'11 luglio del 2003, il corpo di Marcello Lonzi, 29 anni, arrestato per tentato furto con condanna a 9 mesi, ne mancavano quattro al fine pena, viene ritrovato nel carcere delle Sughere di Livorno riverso sul pavimento tra la cella numero 21 e il corridoio con la testa che ostruisce la chiusura della porta. 

Il cadavere presenta diverse ferite al torace, al volto e alla fronte. 

Dall’esame autoptico emerge che la causa del decesso del ragazzo sia avvenuta tra le 19,50 e le 20,14. Secondo i medici la causa del decesso è stato un infarto per aritmia: “cause naturali”. 

Le ferite riportate vengono imputate alla conseguenza della caduta e dei tentativi di rianimazione. 

Il caso viene archiviato nel 2004, ma nel 2006, Maria Ciuffi denuncia il pm di Livorno Roberto Pennisi (magistrato di turno la notte del decesso) che ha chiesto l'archiviazione, il medico legale Luciano Bassi (che eseguì l’autopsia) e un agente di polizia penitenziaria.

Dalla riapertura delle indagini e relativa riesumazione emerge da parte della Procura di Genova che sul corpo di Lonzi, vengono riscontrate alcune “anomalie” rispetto alla prima autopsia.  

Si evidenziano:tracce ematiche sulla schiena, invece di due costole rotte come riportato nel 2003, ne vengono trovate otto.

A fine gennaio 2010, è stata resa nota anche la terza perizia ordinata dal pm Antonio Giaconi, dove secondo i medici legali dell'Università di Siena Floriana Monciotti e Laura Vannuccini, Lonzi è morto stroncato da un attacco cardiaco provocato probabilmente dalla malattia di cui soffriva: ipertrofia ventricolare sinistra e aritmia maligna e coronoropatia.

Nel 2013 Maria Ciuffi presenta nuova querela sull’operato dei medici e relative perizie, ipotizzando reati di falso e false informazioni, depositando un parere pro-veritate redatto del prof. Bellocchio specialista legale. Università Sacro cuore di Roma.

2014 il Gip Beatrice Dani, riapre le indagini e ordina al pm di effettuare nuove indagini su orari, causa di morte, operato dei medici. 


Ora siamo in attesa del deposito delle nuove perizie, entro dicembre il caso rischia di chiudersi con un’altra archiviazione

CASO LONZI. LETTERA APERTA DI IRENE TESTA AI PRESIDENTI DELLE CAMERE

Gentili Presidenti,
Nei giorni scorsi la signora Maria Ciuffi, mamma di Marcello Lonzi, detenuto nel 2003 e morto nel carcere delle Sughere di Livorno mi ha chiesto di sostenerla politicamente e umanamente, in un sit-in svoltosi appena due giorni fa davanti a Montecitorio, cosa che ho fatto coinvolgendo la Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini e altri gruppi politici. Maria Ciuffi, ha mostrato in pubblico, ai media e alla politica, le foto che ritraevano il figlio morto in una pozzanghera di sangue, un buco in testa, otto costole rotte, un polso fratturato e due denti rotti. Le immagini che la signora Ciuffi ha mostrato in piazza rappresentano un pugno allo stomaco a cui non si può rimanere indifferenti. Credo che questa mamma meriti risposte perché è davvero difficile sforzarsi di pensare che un corpo possa ridursi da solo in quelle condizioni a causa di morte naturale. Le immagini parlano da sole, basta guardarle. Per questo ve le allego, affinché possiate anche voi prenderne visione. Il motivo della mia lettera, vuole essere quello di tradurre il desiderio espresso dalla mamma del ragazzo di poter essere ricevuta dalle istituzioni, così come in altre circostanze si è fatto. Confidando in un vostro interessamento. Vi saluto cordialmente.

Irene Testa

Segretaria dell'Associazione il detenuto Ignoto

Membro della Direzione di Radicali Italiani
 

domenica 9 novembre 2014

MORTI IN CARCERE. MARTEDÌ' MAMMA DI MARCELLO LONZI ESPORRA' LE FOTO DEL FIGLIO MORTO IN CARCERE. CON LEI ANCHE LE RADICALI RITA BERNARDINI, IRENE TESTA.


MORTI IN CARCERE. MARTEDÌ' MAMMA DI MARCELLO LONZI ESPORRA' LE FOTO DEL FIGLIO MORTO IN CARCERE. CON LEI ANCHE LE RADICALI RITA BERNARDINI, IRENE TESTA.

Martedì 11 novembre dalle ore 10.30 Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, arrestato per tentato furto e morto 4 mesi dopo nel carcere di Livorno, ha indetto un presidio nonviolento dove esporrà le foto che ritraggono il figlio morto nel carcere delle Sughere. A tal proposito Maria Ciuffi ha dichiarato: "Quando un figlio sano viene affidato allo Stato e ti viene restituito con 8 costole rotte, due buchi in testa, un polso fratturato e ti si dice che è morto per cause naturali, non è possibile accettare, non è possibile farsene una ragione. Chiedo ai Presidenti delle Camere, così come giustamente hanno fatto con la famiglia Cucchi, di prestare attenzione anche a me e alle altre mamme che chiedono verità e giustizia". 
In queste ore hanno preannunciato il sostegno a Maria Ciuffi, madre di Marcello Lonzi, l'associazione Il Detenuto Ignoto con Irene Testa, la Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, Stefano Pedica PD, Gruppo Sel Comune di Roma, alcuni esponenti dell'M5s.

venerdì 7 novembre 2014

MILLE CANDELE PER STEFANO CUCCHI. ADERISCE L'ASSOCIAZIONE IL DETENUTO IGNOTO

MILLE CANDELE PER STEFANO CUCCHI

 
IL DETENUTO IGNOTO ADERISCE ALL'INIZIATIVA ORGANIZZATA DA ACAD E DALLA FAMIGLIA DI STEFANO CUCCHI.
 

Vi aspettiamo sabato 8 novembre 2014 - pomeriggio in piazza Indipendenza a Roma dalle ore 17. Mille candele per Stefano

martedì 4 novembre 2014

Martedì 11 novembre ore 10 la mamma di Marcello Lonzi esporrà le foto del figlio davanti a Montecitorio

Per scongiurare l'ennesima archiviazione Maria Ciuffi accompagnata da altre mamme martedì 11 novembre ore 10 davanti a Montecitorio esporrà le foto che ritraggono il figlio morto in carcere. L'associazione il Detenuto Ignoto sarà al suo fianco.








Si riaprono le indagini sulla morte di Marcello Lonzi

martedì 17 giugno 2014

Il 17 giugno dell'83 e 31 anni dopo


di Irene Testa

Oggi, 17 giugno, ricorre l'anniversario dell'arresto di Enzo Tortora, memoria indelebile per coloro che gli sono stati accanto, figura scolpita nella mente della gente, dei grandi e dei piccoli di allora, di nonne e nonni che seguivano il presentatore ogni venerdì col suo "Portobello". Era l'ospite gradito di tantissime case, quel presentatore serioso con quel suo stile giornalistico alla portata di tutti. Umile ma non modesto. Si racconta che nei paeselli di tutta Italia, quando ancora non tutti possedevano le televisioni, ci si dava appuntamento nella casa del vicino per guardare la tv e ritrovarsi in quel venerdì ad aspettare che il pappagallo parlasse. Ma il 17 giugno del 1983 l'ospite amato di tante famiglie, divenne in un sol colpo "il camorrista", il dispensatore di droghe. Tg e giornali gli dedicarono le prime pagine, furono fiumi di notizie date in pasto ai giornalisti e al non più tanto gentile pubblico. In seguito Enzo raccontò che gli inquirenti attesero di proposito la stampa per farlo sfilare sotto i palazzi romani, e da quei balconi venivano lanciate uova e sputi, grida e insulti per il "camorrista". Momenti che segneranno per sempre Tortora.

Il resto poi lo si conosce: il carcere, il tormentato riconoscimento della sua innocenza, la sua lotta politica per una giustizia giusta, i referendum Tortora promossi dal Partito Radicale, vinti con un quorum impressionante che si attestò sopra l'80%, per l'abolizione della custodia cautelare e la responsabilità civile dei magistrati, poi stravolti da un parlamento che, piegato alla pretesa d'indipendenza dei giudici, varò la legge Vassalli, e ogni istanza del popolo che avrebbe dovuto essere sovrano dinanzi a tale indipendenza fece capitolare. Stabiliva, infatti, che a pagare in caso di errore o colpa grave fosse lo Stato, e non il singolo magistrato. In sostanza, stabilisce la legge Vassalli, se un cittadino italiano volesse far condannare a questo punto lo Stato, per causa del comportamento di un suo funzionario, il magistrato, deve passare attraverso ben nove gradi di giudizio: tre per l’ammissibilità del procedimento, tre per individuare la responsabilità, tre per l’eventuale rivalsa da parte del ministero della Giustizia. Con il risultato che in 25 anni di Vassalli, dal 1988 ad oggi, sono state in tutto 406 le cause avviate nei confronti dei giudici, le citazioni dichiarate ammissibili sono state appena 34, le condanne sono state giusto 4. "Mi avete fatto esplodere una bomba dentro", così disse Enzo. La sua storia, il suo sacrificio, la sua lotta: questo il testamento di Tortora, messo a disposizione di coloro che non hanno un nome e che lottare non possono, per un Paese che possa vantarsi di avere una giustizia giusta. Oggi, 31 anni dopo l'inizio di questo suo calvario, vedendo le nuove eclatanti evoluzioni di intrepidi inquirenti, una spina si direbbe penetrare d'impeto nella coscienza del Paese, e vien da chiedersi malincuore se allora quella lotta sia valsa a qualcosa. Le dinamiche degli arresti, la spettacolarizzazione oltre ogni limite, le notizie di reato che escono dalle procure, l'abuso della custodia cautelare, i mostri sbattuti nelle prime pagine, le famiglie attonite alla televisione, oggi sputano in faccia alla presunzione di innocenza, al diritto a un processo giusto, con giusti tempi e sede appropriata, e tutto quel sistema di garanzie a tutela degli imputati fino a condanna definitiva, splendido sulla carta, ridotti ancora una volta in maniera arrogante a carta straccia.

Oggi, al di là di ciò che emergerà in sede processuale, un altro mostro viene sbattuto in prima pagina, il "presunto" assassino della povera Yara Gambirasio. Della sua cattura da addirittura entusiasta notizia con un tweet il Ministro degli Interni Angelino Alfano, mentre la procura già mette le mani avanti sostenendo di aver chiesto il massimo riserbo. Ma chi ha dato le informazioni ai giornalisti? E ancora, perchè le foto del presunto "mostro", della sua famiglia, dei suo figli, con nomi e cognomi, con età e sesso, con una disamina dettagliata della sua vita e della sua famiglia siano date in pasto alle fauci voraci del media system italico?

Nella speranza che qualcosa ancora possa cambiare, è utile, infine, ricordare quanto ebbe a scrivere Enzo Tortora il 7 maggio del 1984 affinché i paladini della giustizia ne conservino cara la memoria.

«Io ormai divido la gente in due categorie molto semplici: quelli che conoscono sulla pelle l’infamia di una carcerazione [preventiva] in un regime cosiddetto democratico, protratta all’infinito, protratta per anni; e quelli che non hanno la jattura di conoscerla. E allora, se non la conoscono, dovrebbero quantomeno cercare di calarsi nei panni di chi vive questo tormento. Ma è un esercizio che quegli italiani difficilmente fanno. Parlano ed emettono sentenze, anche belle in molti casi. Morali così tonificanti, soprattutto per coloro che non hanno la sventura di trovarsi di fronte all’Italia com’è e non come si dice che sia. Io ho avuto l’amaro privilegio, da questo osservatorio spaventoso nel quale vivo da un anno, di vederla questa Italia che ci hanno creato poco a poco, che ci hanno fatto con questa legislazione degli anni cosiddetti di piombo, dell’emergenza che non finisce mai, del pentitismo che divora, galoppa attraverso i diritti fondamentali del cittadino, distrugge quelli che sono i presidi primordiali di ogni Stato di diritto. Questo è uno spettacolo agghiacciante. Questo è un Paese che io non avrei considerato più il mio. Io me ne sarei andato una volta conclusa la mia vicenda giudiziaria». (Enzo Tortora a Radio radicale, 7 maggio 1984).

martedì 29 aprile 2014

Scardella, Napolitano scrive ai familiari: Partecipazione, vicinanza, solidarietà”

Sono le tre parole che il Presidente della Repubblica ha rivolto alla famiglia Scardella ricordando la tragica morte di Aldo, vittima di un'ingiusta detenzione 28 anni fa a Cagliari

redazione cagliaripad,


"Partecipazione, vicinanza, solidarietà", sono le tre parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rivolto alla famiglia Scardella ricordando la tragica morte di Aldo, vittima di un'ingiusta detenzione 28 anni fa a Cagliari. Ha così risposto alla lettera del fratello Cristiano che si batte per onorarne la memoria e venire a conoscenza delle ultime ore di vita di Aldo.
"Si è trattato di un'ammissione di un irreparabile errore giudiziario", ha spiegato Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", con riferimento alla missiva che il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, ha inviato a Cristiano Scardella in risposta alla sua accorata lettera.
"L'autorevole missiva che riporta l'attualità su una vicenda ancora oggi viva nell'ambiente giudiziario oltre che nel pensiero dei familiari, coincide - ha sottolineato Caligaris - con diversi aspetti problematici della realtà detentiva isolana e nazionale. Non a caso il presidente Napolitano è tornato sulla questione dell'emergenza sovraffollamento sottolineando l'attenzione di Papa Francesco alle condizioni di salute di Marco Pannella, colto da malore durante lo sciopero della fame e della sete. Condizioni particolari che tengono profondamente unita l'Italia, da Buoncammino a Secondigliano a Rebibbia, nella vergogna dell'assenza dei diritti civili in ambito detentivo".
"La partecipazione del Presidente al dolore della famiglia Scardella avviene in un momento speciale per Cristiano. E' stato infatti appena pubblicato 'Fuori dalla Gabbia' che ricostruisce la vicenda di Aldo, proponendo documenti inediti. Stampato da Bonfirraro il lavoro, realizzato con la collaborazione di Tatjana Goex, sarà presentato a Cagliari nelle prossime settimane. Le vittime dell'ingiustizia - ha concluso Caligaris - sono sempre troppe e occorre ricordarle tutte, sempre".
Aldo Scardella, studente universitario di 24 anni, fu arrestato, ingiustamente, con l'accusa di omicidio durante una rapina nel 1986 e venne trovato morto nella sua cella di isolamento nel carcere di Buoncammino il 2 luglio 1986, sei mesi dopo l'arresto.

giovedì 13 marzo 2014

GIUSTIZIA, RADICALI: DA FIRENZE CONTINUA IL SOSTEGNO AL SATYAGRAHA PROMOSSO DA RITA BERNARDINI E IRENE TESTA

Firenze,13/03:
 
Continua il sostegno da parte dei radicali fiorentini dell’Associazione “Andrea Tamburi” al Satyagraha promosso a livello nazionale dalla Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, e dalla Segretaria dell’ Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Irene Testa, per chiedere i provvedimenti di amnistia e indulto entro e non oltre il 28 maggio prossimo, data in cui scadrà l'ultimatum della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che impone allo Stato italiano di rimuovere le cause strutturali e sistematiche del sovraffollamento carcerario e dell’irragionevole durata dei processi. Anche a Firenze, decine di militanti radicali dell’ Associazione “Andrea Tamburi” hanno deciso di sostenere questa lotta nonviolenta che, ad oggi, a livello nazionale, vede coinvolti circa 1000 cittadini, con scioperi della fame e altre mobilitazioni straordinarie. <<Continueremo a contare i giorni che ci separano dalla data del 28 maggio- hanno dichiarato Maurizio Buzzegoli, Emanuele Baciocchi e Maurizio Morganti, rispettivamente segretario, tesoriere e presidente dell’Associazione “A.Tamburi”- con manifestazioni e iniziative individuali affinché la democrazia, la legalità e lo stato di diritto possano essere ristabiliti nel nostro Paese>>.
 
 I tre esponenti radicali concludono con un riferimento alle carceri regionali: la Toscana detiene per il 2013 il triste record italiano di tentativi di suicidio e di atti di autolesionismo con Sollicciano in testa seguito a breve distanza dalle carceri di Prato e Pisa : << Ad oggi, in Toscana, sono stipati 3774 detenuti, molti dei quali in attesa di primo giudizio, che sopravvivono negli istituti penitenziari in condizioni letteralmente disumane che violano non solo i trattati internazionali ma anche la nostra Costituzione. Invitiamo tutte le Istituzioni e i cittadini ad aderire al Satyagraha attraverso il sito internet www.radicali.it>>.
 
Intanto, per la mattina di martedì 18 marzo, in occasione del 70° giorno di distanza dal 28 maggio, è prevista una manifestazione in via della Scala a Firenze, davanti al carcere minorile

lunedì 3 marzo 2014

Domani 4 marzo, manifestazione in Piazza Montecitorio dalle 9.30 alle 14

Abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni

 RADICALI ITALIANI- ASSOCIAZIONE IL DETENUTO IGNOTO

MANIFESTAZIONE RADICALE in Piazza Montecitorio per dibattito su messaggio Napolitano alle Camere su CARCERI e GIUSTIZIA: martedì 4 marzo dalle 9.30 alle 14 TI ASPETTIAMO

Noi ci saremo, in SATYAGRAHA


A questa pagina per preannunciare la partecipazione, clicca il link
 

sabato 1 marzo 2014

Giustizia: "Abbiamo contato gli anni... ora contiamo i giorni", un appello per le carceri


di Rita Bernardini e Irene Testa (Radicali Italiani)

Ristretti Orizzonti, 1 marzo 2014

"È un problema da non trascurare nemmeno un giorno in più" [Giorgio Napolitano, 17 dicembre 2013]

Gli obiettivi e gli interlocutori del nostro Satyagraha

Alla mezzanotte di giovedì 27 febbraio mancheranno 90 giorni a quel 28 maggio fissato per l'Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo come termine ultimo per porre fine alla tortura praticata nei confronti dei detenuti ristretti nelle nostre carceri.
Sia chiaro, non ci sarà appello perché il tempo è già scaduto da anni per le reiterate condanne non adempiute da parte del nostro Paese. Non rispettare il termine implicherebbe logicamente, necessariamente, il ricorso alle estreme possibilità e capacità di autodifesa dell'Unione Europea, quali la sospensione o addirittura l'espulsione dall'Unione stessa.

venerdì 28 febbraio 2014

Abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni


La Segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini ed Irene Testa, Segretaria dell'Associazione Il Detenuto Ignoto, hanno oggi lanciato l'appello "Amnistia-Satyagraha - abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni", che segnerà il tempo che ci separa dal prossimo 28 maggio, termine ultimo fissato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo allo Stato italiano per porre fine alla tortura praticata nei confronti dei detenuti ristretti nelle nostre carceri. L'Associazione Ristretti Orizzonti, il Senatore Luigi Manconi e la Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia Elisabetta Laganà, l'Associazione A Roma Insieme, sono fra i primissimi sostenitori dell'iniziativa.
Qui puoi firmare l'appello sottostante e aderire al Satyagraha.


Appello 
Carceri: «è un problema da non trascurare nemmeno un giorno in più»[Giorgio Napolitano, 17 dicembre 2013]
Abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni.
Gli obiettivi e gli interlocutori del nostro Satyagraha.
Alla mezzanotte di giovedì 27 febbraio mancheranno 90 giorni a quel 28 maggio fissato per l’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come termine ultimo per porre fine alla tortura praticata nei confronti dei detenuti ristretti nelle nostre carceri.
Sia chiaro, non ci sarà appello perché il tempo è già scaduto da anni per le reiterate condanne non adempiute da parte del nostro Paese. Non rispettare il termine implicherebbe logicamente, necessariamente, il ricorso alle estreme possibilità e capacità di autodifesa dell’Unione Europea, quali la sospensione o addirittura l’espulsione dall’Unione stessa.
E’ semplicemente inaccettabile – e perciò da radicali non possiamo accettarlo – che le questioni poste dal Presidente della Repubblica con il suo messaggio alle camere dell’8 ottobre scorso siano state finora inascoltate, oscenamente schernite. Sono fuori strada un Parlamento e un Governo che pensino di cavarsela con qualche “salva carcere” il cui esito sarà quello di qualche migliaio di detenuti in meno.
Il Presidente Napolitano lo ha detto: non c’è da perdere nemmeno un giorno. E, invece, sono stati persi anni, mesi, giorni, vite umane straziate a migliaia, mentre lì – praticamente nella porta a fianco – si ascoltavano le urla provocate da un dolore insopportabile nei corpi e nelle anime. Una sofferenza inflitta per mano dello Stato che fa strame di leggi il cui rispetto è obbligato, leggi riguardanti i Diritti Umani fondamentali, scritte nella Costituzione italiana, nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani.
L’obiettivo del Satyagraha è lineare e semplice: chiediamo che le nostre istituzioni mettano in atto tutti quei provvedimenti legislativi volti ad eseguire quanto richiesto dalla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani e cioè a rimuovere le cause strutturali e sistemiche del sovraffollamento carcerario che generano i trattamenti disumani e degradanti nelle nostre carceri (violazione dell’art. 3 della Convenzione – TORTURA).
Gli interlocutori del nostro Satyagraha sono il Governo nella persona del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Parlamento nelle persone del Presidente del Senato Pietro Grasso e della Presidente della Camera Laura Boldrini.
Il nostro dialogo nonviolento non vuole costringere alcuno dei nostri interlocutori istituzionali a fare ciò di cui non è convinto. Il Satyagraha vuol dire fermezza nella verità ed esclude qualsiasi forma di violenza o di ricatto.
Marco Pannella con i suoi lunghi scioperi della fame e della sete ha sempre detto che per il nonviolento la sconfitta più grande è se qualcuno muore e ha sempre sconsigliato lo sciopero della sete in carcere perché i detenuti non hanno la possibilità di sottoporsi a quei controlli medici che sono necessari e possibili solo a chi è fuori e in contatto con strutture sanitarie competenti. Le decine di migliaia di detenuti e di loro familiari che in questi anni si sono associati al Satyagraha radicale questo lo hanno capito. Non c’è alcun ricatto nella nostra azione, vogliamo solo dialogare con le istituzioni chiedendo ai nostri interlocutori di rispettare la loro stessa legalità, in primo luogo, la Costituzione sulla quale hanno giurato.
Nel suo messaggio al Parlamento dell’8 ottobre 2013 – il primo e unico dei suoi due mandati – il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto richiamare la sentenza della Corte Costituzionale (n. 210 del 2013) con la quale essa ha stabilito che, in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, "è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino".
Ed è lo stesso Presidente della Repubblica che, dopo aver elencato tutta una serie di provvedimenti in tema di decarcerizzazione e depenalizzazione, ad ammonire nel suo messaggio che “tutti i citati interventi - certamente condivisibili e di cui ritengo auspicabile la rapida definizione - appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell'immediato con il ricorso a "rimedi straordinari".” E’ dunque il Presidente Napolitano a indicare Amnistia e Indulto non solo per interrompere – senza perdere un solo giorno – i trattamenti inumani e degradanti nelle nostre carceri, ma anche per accelerare i tempi della Giustizia perché anche sulla giustizia “ritardata” (che è giustizia negata) abbiamo un fardello ultratrentennale di condanne europee per violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti Umani riguardante l’”irragionevole durata dei processi”.
Noi vivremo i giorni che ci separano dal 28 maggio, in Satyagraha, dialogando con le istituzioni e controllando giorno dopo giorno quali azioni concrete verranno messe in atto per porre fine alla flagranza criminale in cui da anni vive il nostro Stato. Stato di illegalità che, oltre al suo portato di violenza e di morte, umilia e discredita le nostre istituzioni in Europa e nel mondo. 
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