L'Associazione Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in questi anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

COME CONTATTARE L'ASSOCIAZIONE:

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sabato 27 aprile 2013

Amnistia. Aderisci allo sciopero della fame proposto da Marco Pannella

Da venerdì 26 a martedì 30 aprile mobilitazione nonviolenta con l'obiettivo: AMNISTIA, GIUSTIZIA E LIBERTÀ per interrompere la flagranza letteralmente criminale del nostro Stato.
Presto stabiliremo un contatto richiedendo un incontro con il Presidente della Repubblica. Pannella, dopo 5 giorni di sciopero totale della fame e della sete, prosegue con il solo sciopero della fame manifestando fiducia nella mobilitazione nonviolenta di tutta la comunità penitenziaria e dei cittadini democratici
Totale adesioni: 193
Lista delle adesioni pervenute online »

a questo link per adrire:http://www.radicali.it/modulo/satyagraha-5giorni

5 giorni di Satyagraha. "Situazione gravissima, ma anche aperta"

 

Marco Pannella, giunto ormai al 5° giorno di sciopero totale della fame e della sete, ha annunciato che per il momento proseguirà la sua iniziativa nonviolenta con il solo sciopero della fame, per manifestare la sua fiducia nella mobilitazione nonviolenta di tutta la comunità penitenziaria e dei cittadini democratici. Aderisci»
Pannella lancia così una proposta: 5 giorni di mobilitazione nonviolenta e collettiva, da venerdì 26 a martedì 30 aprile.
Aderisci all'iniziativa di Marco condividendo il suo sciopero della fame o in altro modo. Annuncia la tua adesione compilando il modulo a questo link »
Obiettivo: "AMNISTIA, GIUSTIZIA E LIBERTÀ per interrompere la flagranza letteralmente criminale del nostro Stato".
Presto stabiliremo un contatto richiedendo un incontro con il Presidente della Repubblica.

venerdì 5 aprile 2013

MARTEDI' 16 APRILE A VARESE TUTTI CON LUCIA UVA DAVANTI AL TRIBUNALE

Tra 436 giorni i procedimenti contro i presunti colpevoli della morte di Giuseppe Uva rischiano di andare in prescrizione. Occorre mobilitarsi affinchè ciò non accada. nei prossimi giorni Lucia Uva ha convocato a Varese una manifestazione, è importante esserci. Contattate Lucia e fate di tutto per sostenere la sua lotta che è anche la nostra, per una giustizia giusta e una sicurezza sicura, e per il diritto alla verità. 
Irene Testa
Associazione Detenuto Ignoto
se puoi comunicacelo, scrivendo a questo indirizzo mail: detenutoignotogmail.com 

Caso Uva: Pm denunciato = non notizia

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Nessuna tra le più importanti testate italiane oggi ha riportato questa notizia: una giovane donna, una comune cittadina ha sporto denuncia per favoreggiamento e abuso in atti d’ufficio contro un magistrato. Eppure nella giornata di ieri erano anche uscite un paio di agenzie. I protagonisti della storiaccia sono, loro malgrado  la famiglia Uva e il pm Agostino Abate di Varese.  La firmataria dell’esposto presentato ieri alla Procura di Brescia è Angela De Milato (figlia di Lucia Uva(nella foto), nipote di Giuseppe morto tra la notte del 14 giugno 2008). La ragazza è stata molto chiara: “Ho deciso di dire basta ai soprusi contro mia mamma e mio zio. Ho sporto denuncia contro il pm. Dovrà processare tutta la nostra famiglia per farci tacere”.
Sull’argomento, nei giorni scorsi Ilaria Cucchi aveva scritto una lettera riferendosi alle accuse mosse dal Csm a taluni magistrati che con le loro dichiarazioni avrebbero nuociuto all’immagine della Magistratura stessa. Ma Ilaria scrive anche: “Da cittadina mi chiedo come si possa non pensare che il primo pm del caso Aldrovandi non abbia nuociuto all’immagine della Magistratura querelando Patrizia Moretti per aver criticato le sue non indagini sulla morte del figlio. E che dire allora del dott. Agostino Abate, titolare personalizzato del caso della morte di Giuseppe Uva?. Quel pm non solo ha manifestato apertamente il suo odio personale nei confronti di Lucia allontanandola arbitrariamente dall’aula del suo processo un paio di volte insieme a noi, non solo l’ha infamata in modo subdolo facendo più volte esplicito riferimento al fatto che lei avrebbe “manipolato” il povero corpo di Giuseppe sul tavolo dell’obitorio in riferimento alle terribili 78 macchie di sangue che avevano i suoi pantaloni e che è stato dimostrato essere uscito dal suo povero ano, ma ora sta facendo di tutto per portare a prescrizione reati commessi in danno di suo fratello la notte in cui morì , sottraendoli alla cognizione di un cip quando lo stesso Giudice penale di Varese aveva ordinato che si procedesse nelle indagini per essi “.
Tornando alla questione Uva, evidentemente trattata come una “non-notizia” visto il silenzio tombale dei quotidiani la preoccupazione è grande. Perché Angela De Milato, semplice cittadina ha avuto un diverso trattamento da parte della stampa rispetto all’ultimo tweet di qualsiasi politicante di passaggio. O presunto tale.
Eppure questa donna nell’esposto presentato dal legale Fabio Amato ha dichiarato cose di importanza generale, considerando che quello che sta passando la famiglia potrebbe accadere ad ognuno di noi.
“Ritengo di dover denunciare le condotte e sottoporle all’autorità giudiziaria, chiedendo che vengano svolte indagini nei confronti del dott. Agostino Abate e di ogni altro che venisse ritenuto responsabile, per le ipotesi di reato che fossero ritenute sussistenti”.
I pm di Varese sono giunti peraltro a dare valutazioni sulle abitudini di vita di Giuseppe Uva definendolo anche un “senza fissa dimora”. Tralasciando poi il “dettaglio” che come era emerso nei giorni scorsi, la famiglia aveva già presentato richiesta di avocazione al procuratore generale della Corte d’Appello di Milano del procedimento penale (5509/09) della Procura di Varese. Un atto deciso alla luce delle stesse parole scritte dal pm: “La conclusione naturale di questa indagine doveva essere quindi la richiesta di archiviazione al competente Giudice, non emergendo ipotesi di reato di responsabilità…(prosegue)”. Smentendo poi se stesso poche righe più avanti: “Essendo quindi emerse ipotesi di reato a carico di persone indicate in rubrica non si procede alla richiesta di archiviazione e si formalizza il presente avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415bis”.
Per chi non ricordasse la vicenda di Giuseppe Uva va detto che per quella morte non è ancora stato ascoltato nessun testimone (neppure l’amico Alberto Biggiogero condotto in caserma insieme a Giuseppe la stressa notte) e neppure messe agli atti delle conversazioni telefoniche registrate (disponibili in you tube) tra carabinieri e 118. In compenso però la sorella Lucia Uva è stata denunciata per gli insulti che aveva scritto contro quegli stessi carabinieri che  al telefono ridacchiavano tra di loro parlando della notte precedente e facendo il nome di Giuseppe Uva. Traducendo: per il morto viene indagata la sorella per quello che ha scritto.
Ma torniamo all’atto di Angela: “I magistrati sono perfettamente consapevoli che tra 436 giorni si prescrivono tutti i reati configurati dagli avvocati miei e di mia mamma, ma anche dal Giudice penale di Varese, compreso quello ipotizzata bile in via riduttiva di omicidio colposo”.
“Che l’anomalo 425 bis sopra descritto dove si trasforma il 5509/09 in una diffamazione che vede imputata l’originale denunciante Lucia Uva, viene redatto e notificato, stranamente, proprio durante il procedimento istaurato presso la Procura Generale di Milano con richiesta di avocazione di quel fascicolo”. Termini che possono apparire incomprensibili ai non addetti ai lavori ma fondamentali per ogni singolo cittadino che potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni della famiglia Uva. Tanto che riprendendo un passaggio della lettera di Ilaria Cucchi ci si chiede: “Forse per la giustizia le vite di Patrizia e Lucia non valgono un procedimento disciplinare verso che ha sbagliato e poi addirittura si accanisce contro di loro?”.
Sulla morte di Uva lo stesso Giudice di Varese Muscato, aveva espressamente disposto e ordinato che la Procura procedesse proprio su questi fatti specifici e sulla notizia di reato. Le parole del Giudice erano state: “Sullo sfondo va rimarcato con chiarezza come costituisca un legittimo diritto dei congiunti di Giuseppe Uva – innanzitutto sul piano dei più elementari sentimenti propri della specie umana – conoscere, dopo quasi quattro anni, se gli accadimenti intervenuti antecedentemente all’ingresso del oro congiunto in Ospedale siano ravvisabili profili di reato; e ciò tenuto conto che permangono ad oggi ignote ragioni per le quali Giuseppe Uva – nei cui confronti risulta essere stato redatto un verbale di arresto o di fermo, mentre sarebbe stata operata una semplice denuncia per la contravvenzione di cui all’art. 659 cp –è stato prelevato e portato in caserma, così come tuttora conosciuti rimangono gli accadimenti intervenuti all’interno della stazione dei carabinieri di Varese (certamente concitati, se è vero che sul posto confluirono anche alcune volanti della Polizia) ed al cui esito Uva – che mai in precedenza aveva manifestato problemi di natura psichiatrica – verrà ritenuto necessitare di un intervento particolarmente invasivo quale il Tso, Trattamento sanitario obbligatorio”.
Ma tutto ciò e molto altro ancora per i giornali è  “non-notizia”…
5 aprile 2013

Bolzano, carcere di Via Dante invaso dalle zecche. E' ancora emergenza per detenuti e dipendenti


BOLZANO, 4 APRILE 2013 Infooggi-E' vecchia, troppo piccola, ottocentesca: da anni oramai, l'antica struttura del carcere di Via Dante, che si affaccia da un lato sul parco del Talvera, lamenta carenze e
problemi che non sono certo nuovi alle amministrazioni locali e nazionali.Lavori promessi e mai completati, sovraffollamento, proteste, e da qualche mese, una massiccia presenza di piccoli e indesiderati ospiti: perché ad aggravare le condizioni igienico-sanitarie di un luogo mai troppo salubre, ci pensano adesso persino le zecche, la cui presenza è stata registrata da lavoratori e detenuti indignati.Anche la caserma della polizia penitenziaria è in piena fase di invasione, tanto da spingere il sindacato Uilpa a sporgere denuncia, lamentando una condizione "fuori dagli standard di legge sull'igiene e la salute dei dipendenti".Già lo scorso novembre, in Comune, si parlava della necessità di disinfestare carcere e caserma; ora le zecche sono tornate, e si muovono senza paura, tra finestre, letti, docce, sulle mani di chi è costretto ad agire quotidianamente negli ambienti che hanno invaso. E' un grosso pericolo per la salute di chi lavora in una struttuta che oramai è agli sgoccioli; parola di Maria Rita Nuzzaci, la direttrice del carcere, che dalle pagine dell' "Alto Adige", racconta di una situazione oramai insostenibile, dove tre o quattro disinfestazioni l'anno non riescono a debellare un problema tanto grave, dove i muri ammuffiscono, a causa della vicinanza al fiume, dove l'atmosfera sembra più "asburgica" oggi che cento anni fa.A completare il quadro, ci si mettono i topi, che attraversano saltuariamente i corridoi del carcere prima di giungere al Talvera, rendendo sempre più urgenti i lavori per la costruzione del nuovo carcere a Bolzano Sud.In occasione della tradizionale visita del Vescovo ai detenuti nei giorni della Pasqua, la Nuzzaci aveva ultimato l'ultimo report sulla mancanza di attrezzature, finanziamenti, interventi per la manutenzione, persino materiale di cancelleria; ma della prima pietra al cantiere di Bolzano Sud, che il subcommissario incaricato dal ministero degli interni, Luis Durnwalder, aveva promesso entro la fine del 2012, non c'è traccia.Il progetto del nuovo carcere, complice la crisi, è sparito da sei mesi, ogni comunicato stampa ufficiale sembra essersi volatilizzato, gli appelli delle cariche pubbliche, da Franco Corleone, ex sottosegretario alla giustizia, al prefetto di Bolzano Valerio Valenti, verranno per qualche tempo accantonati. Realisticamente, lavori che andrebbero realizzati con la massima urgenza rischiano di lasciare al carcere di via Dante il tempo necessario per cadere definitivamente a pezzi.

Giustizia: Sappe; agenti penitenziari in piazza, chiedono di affrontare l'emergenza carceri


Agi, 4 aprile 2013
                             
Una manifestazione nazionale davanti al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per chiedere risposte contro l’emergenza sovraffollamento. È quella organizzata oggi dagli agenti penitenziari del sindacato
Sappe, provenienti dalla Capitale ma anche da Campania, Abruzzo, Molise, Marche, Basilicata e Puglia. “Sentiamo distante - dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato - l’Amministrazione penitenziaria che mette in ginocchio i poliziotti tagliando i fondi e persegue soluzioni pericolose come l’autogestione delle carceri”. Sul costante sovraffollamento penitenziario e sugli eventi critici che quotidianamente si verificano nelle oltre 200 carceri italiane - aggressioni, tentati suicidi, suicidi, ferimenti, atti di autolesionismo -Capece avanza alcune proposte concrete: “Se la politica volesse intervenire concretamente sull’emergenza carceri, potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti, che non ha preso l’attuale ministro Guardasigilli. Mi riferisco a processi più rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunità di recupero. È ovvio - aggiunge il sindacalista - che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volontà politica per farla, che nel nostro Paese non c’è. Il Dap ed il Governo tecnico hanno fatto poco o nulla per il carcere e chi ci lavora”.

Giustizia: Laura Boldrini (Camera); una riforma del sistema carcerario non è più rinviabile


Asca, 4 aprile 2013

La riforma del sistema carcerario italiano "non è più rinviabile". Lo sostiene il presidente della Camera Laura Boldrini in un'intervista al Sole 24 Ore. "La condizione delle carceri - dice Boldrini - dovrebbe essere il biglietto da visita del livello di civiltà di un Paese ma nel nostro caso è stata definita dalla Corte dei diritti
dell'uomo "disumana e degradante". La riforma - sostiene il presidente della Camera - non è più rinviabile sia per rispetto della dignità delle persone che per il livello di sicurezza della società".

Di Giovan Paolo (Pd): garantire più cure per i detenuti

"Ringrazio la presidente Boldrini per la sua attenzione al mondo delle carceri. I partiti, se vogliono, in pochi giorni possono approvare un robusto pacchetto di misure alternative alla detenzione". Lo afferma Roberto Di Giovan Paolo, presidente del Forum per la Sanità Penitenziaria. "Allo stesso tempo dobbiamo garantire un maggior diritto alle cure per chi è in carcere - continua Di Giovan Paolo - anche su questo la situazione è troppo a macchia di leopardo".

Giustizia: Dap; 65.831 detenuti al 31 marzo quasi 25mila sono ancora in attesa di giudizio


Adnkronos, 4 aprile 2013

Sono 65.831 i detenuti presenti nelle carceri italiane al 31 marzo 2013, a fronte di una capienza regolamentare di 47.045 posti. Tra questi 39.697 hanno una condanna definitiva, mentre 24.824 sono in attesa di giudizio.
I detenuti stranieri sono 23.436 e 2.847 le donne. È il quadro dell’emergenza dei 206 istituti italiani fornito dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. Tra le regioni italiane è la Lombardia quella che ospita il maggior numero di detenuti, 9.289, seguita dalla Campania, con 8.296, dalla Sicilia, 7.081. Quanto agli stranieri presenti nelle carceri, il gruppo più numeroso proviene dal Marocco, 4.463, poi dalla Romania, 3.700, dalla Tunisia, 2.927, e dall’Albania, 2.888. Continua a crescere il numero dei detenuti che usufruiscono dell’affidamento in prova, arrivati a 10.634, mentre sono 10.108 quelli in detenzione domiciliare, dei quali 2.967 per effetto della legge 199 del 2010, che prevede la possibilità di scontare ai domiciliari una pena non superiore ai 12 mesi, anche se residuale di una più lunga, limite poi portato a 18 mesi dal decreto "salva carceri" del ministro della Giustizia, Paola Severino. Per effetto di questa stessa legge sono complessivamente usciti dal carcere 10.111 detenuti. Quanto alle misure di sicurezza, sanzioni sostitutive e altre misure, riferisce il Dap, i detenuti in libertà vigilata sono 2.931, tra semidetenzione e libertà controllata 184, e 3.827 usufruiscono di altre misure, quali lavoro di pubblica utilità, sospensione condizionale della pena, lavoro all’esterno e assistenza all’esterno di figli minori.

giovedì 4 aprile 2013

IRENE TESTA: SOLIDARIETA' A LUCIA UVA E AL REGISTA DEL FILM-DOC "NEI SECOLI FEDELE"

A nome dell'Associazione Il Detenuto Ignoto, esprimiamo solidarietà a Lucia Uva e all'autore  e regista del film-doc "Nei Secoli fedele" .


piccola Rassegna:

Caso Uva, l'autore denunciato
«Lucia come Patrizia Moretti»



VARESE - Un frame del docu-film "Nei secoli fedele" (Foto by varesepress/santini)

VARESE Caso Uva: dopo la denuncia a carico anche del regista e dell'autore del film-doc "Nei secoli fedele- il caso Uva", arriva la replica di Adriano Chiarelli. Chiarelli, autore della pellicola diretta da Francesco Menghini presentata a Varese nel dicembre scorso, spiega: «La notizia non ci sorprende, vista la piega che stanno prendendo gli eventi. A finire sul banco degli imputati, ancora una volta, saranno coloro che si battono in difesa della giustizia e della legalità, e non i diretti interessati. È accaduto con Patrizia Moretti, sta accadendo con Lucia Uva e di conseguenza con noi».
Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva morto nel giugno 2008 all'ospedale di Circolo di Varese dopo essere stato fermato dai carabinieri, aver trascorso parte della notte in caserma a Varese e essere infine stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, da anni accusa le forze dell'ordine di aver picchiato il fratello sino ad averlo ucciso. La procura ha indagato e mandato a processo con l'accusa di omicidio colposo i tre medici che ebbero in carico Uva durante la sua permanenza al Circolo; sul fatto è stata aperta un'inchiesta bis scaturita dalla denuncia presentata dalla sorella conclusasi nei giorni scorsi.
Dopo aver depositato l'avviso di conclusione indagini la procura ha indagato Lucia Uva per diffamazione a causa di un'intervista rilasciata a Le Iene (con lei denunciati anche giornalista autore del servizio e il direttore della erete Mediaset), ma a breve la rosa di nomi potrebbe allargarsi andando a comprendere anche Chiarelli e Menghini. «Preciso che il docu-film "Nei secoli Fedele", altro non è che il resoconto dettagliato di quanto emerso nell'ambito del primo procedimento - spiega Chiarelli - Ogni secondo del film è basato rigorosamente sugli atti processuali. Inoltre, questo docu-film ha anche lo scopo di dare voce a una famiglia che da anni chiede la verità sulla morte del loro congiunto Giuseppe Uva. Ciò in sintonia con quanto espresso anche dal giudice in sede di sentenza».
Nella citata sentenza il giudice estensore sottolinea la necessità di accertare cosa si accaduto durante la permanenza di Uva nella caserma carabinieri di Varese. Chiarelli chiude rivolgendosi direttamente all'autorità giudiziaria: «Siamo disponibili sin da ora a essere interrogati e a mettere a disposizione tutto ciò di cui siamo venuti a conoscenza durante la nostra permanenza a Varese». S. Car.


martedì 2 aprile 2013

Nelle carceri si continua a morire, un decesso ogni due giorni

Due giovani detenuti ritrovati senza vita nelle rispettive celle a Velletri (Rm) e Teramo

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE

Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone” 
Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”


Due giovani detenuti ritrovati senza vita nelle rispettive celle a Velletri (Rm) e Teramo

Nelle carceri italiane un decesso ogni 2 giorni e un suicidio la settimana. 38 anni l'età media delle vittime.

Il 27 marzo nella Casa Circondariale di Velletri, in Provincia di Roma, muore Mohamed Saadaoui, di 27 anni. Sembra il decesso sia stato conseguente all'inalazione di gas dalla bomboletta in dotazione ai detenuti, ma sono in corso indagini volte a chiarire l'esatta dinamica dei fatti. Mohamed è sesto detenuto che muore a Velletri negli ultimi 4 anni (2 per suicidio, 1 per malattia, 3 per cause "da accertare").

La notte tra il 31 marzo e l'1 aprile, nella Casa Circondariale di Teramo, muore Vincenzo Fabiano, 35 anni, nativo di Pescara. L'uomo aveva gravi problemi cardiaci e stava da tempo cercando di dimostrare che le sue condizioni di salute erano incompatibili con il regime carcerario. A metà aprile per lui era fissata un'udienza davanti al tribunale di sorveglianza, che avrebbe dovuto valutare una perizia già effettuata sulle sue condizioni psicofisiche e decidere se scarcerarlo o meno. Vincenzo a quell'appuntamento così importante non c'è arrivato e sulla sua morte aleggia, pesante, il dubbio che le istituzioni non abbiano valutato tempestivamente la situazione. Con la sua morte salgono a 13 i decessi registrati nel carcere di Teramo negli ultimi 4 anni (8 per suicidio, 1 per malattia, 4 per cause "da accertare"). L'Istituto penitenziario teramano (430 detenuti a fronte di 270 posti) si colloca al al primo posto in Italia per la frequenza delle morti in cella. Lo stesso numero di decessi (13 negli ultimi 4 anni) si è verificato soltanto a Rebibbia, dove però sono ristrette oltre 2.000 persone.

Da inizio anno sono 49 i detenuti morti (14 per suicidio), 38 anni la loro età media.

6 detenuti morti nel carcere carcere di Velletri negli ultimi 4 anni

domenica 24 marzo 2013

Se questo è un uomo. Dal blog di Rita Bernardini




Pubblico un messaggio ricevuto da Grazia Manfredi, ieri sera: “On. Bernardini, le invio tre foto scattate da me dove lei stessa può vedere in che stato è mio padre dopo sette mesi di arresti ospedalieri. Non mi risulta che mio padre abbia come pena “condannato a morte”. Ma questi giudici come fanno a dormire la notte.”
Il regime del 41-bis è stato sospeso sei mesi fa. Ora Gaetano Fidanzati può essere visitato solo dalla moglie e dalle due figlie. La moglie lo assiste giorno e notte perché non è in grado di mangiare e bere da solo. Da ciò che afferma la figlia, il Magistrato di sorveglianza vorrebbe mandarlo a casa, ma il tribunale di Palermo, dopo una perizia effettuata il 14 febbraio, non ha ancora deciso.
Ho già presentato un’interrogazione a risposta scritta il 9 novembre 2011 poi trasformata in risposta in Commissione l’11 luglio 2012 nel tentativo di avere risposta da parte del Governo. La risposta non è mai arrivata, anche se come riferito dalla figlia, 6 mesi fa a Gaetano Fidanzati è stato revocato il 41-bis.
Cosa aspetta il Tribunale di Palermo a dare una risposta, positiva o negativa che sia? Assumersi responsabilità non rientra fra i suoi compiti istituzionali?

Detenuto del 41bis si impicca nel carcere di Opera



OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE
 Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”
Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”, Radicali Italiani

Detenuto del 41bis si impicca nel carcere di Opera, sesto suicidio in cella da inizio mese
Dall’introduzione del “carcere duro”, nel 1992, sono stati 39 i detenuti del 41bis a togliersi la vita, una frequenza di suicidi 3,5 volte maggiore rispetto al resto della popolazione reclusa.
Domenico Antonio Pagano, 46 anni, si impicca il 17 marzo scorso nella Casa di Reclusione di Opera (Milano), dove è detenuto in regime di 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”.
In carcere dal febbraio 2011 e considerato uno dei capi del “Clan degli Scissionisti” di Secondigliano, Pagano scontava una condanna a 20 anni di reclusione per reati di camorra. Oggi a Casavatore, in Provincia di Napoli, si sono svolti i funerali.
Sulla morte è stata aperta un’inchiesta. Da inizio marzo è il sesto suicidio nelle carceri italiane e altri 3 detenuti sono deceduti per cause in corso di accertamento. Nel 2013 sono già 44 i “morti di carcere”, di cui 14 per suicidio.
Il regime di “carcere duro” (previsto dall’art. 41bis dell’Ordinamento Penitenziario, introdotto con il D.L. n. 306 del 1992 di contrasto alla criminalità organizzata) è applicato all’1% circa della popolazione detenuta (vedi allegato) e comporta severe limitazioni sia nei contatti con l’esterno sia nelle attività interne al carcere, oltre ad una strettissima sorveglianza.
Nonostante questo (o “proprio per questo”?) la frequenza dei suicidi tra i carcerati sottoposti al regime di 41-bis è 3,5 volte superiore a quella registrata nel resto della popolazione detenuta: 39 casi (in 21 anni di “carcere duro”) su un totale di 1.142 suicidi in cella (vedi allegato).

mercoledì 20 marzo 2013

CARCERE/RIZZOLI. IRENE TESTA, SONO CENTINAIA I DETENUTI MALATI E INCOMPATIBILI COL REGIME CARCERARIO




Dichiarazione i Irene Testa Segretaria dell'Associazione Il Detenuto Ignoto

Magistrati di Sorveglianza non danno seguito a istanze di incompatibilità, sono centinaia i detenuti che ne avrebbero diritto.

Sono circa il 73% i detenuti malati ristretti in molte carceri italiane. Le patologie più comuni sono i disturbi psichici (26,1%), il 25% tossicodipendenze, seguiti dalle malattie dell’apparato digerente (19,3%) e da malattie infettive e parassitarie (12,5%). Sono circa 500 i disabili che in condizioni penose, peggio che da terzo mondo, affrontano la sopravvivenza in carcere. Il signor Rizzoli, come anche tutti gli altri detenuti ignoti, hanno diritto alle cure, e i magistrati di sorveglianza non dovrebbero ignorare le centinaia di istanze di incompatibilità col carcere che rimangono inapplicate.

domenica 17 marzo 2013

Carceri: Sappe, detenuto evade da Policlinico Modena

Roma, 16 mar. (Adnkronos) - Oggi, verso mezzogiorno, un detenuto tunisino, arrestato nei giorni scorsi per droga, e' scappato dal policlinico di Modena, dove era piantonato nel reparto detentivo. Lo rende noto il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria. ''E' riuscito a scappare dopo essere uscito dal reparto per effettuare una visita medica. Non si conoscono ancora le modalita' del fatto. Nel frattempo sono in corso le ricerche da parte della polizia penitenziaria per rintracciare l'uomo - riferisce Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe - Cio' dimostra, ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che con certe persone non si puo' mai abbassare la guardia e la sicurezza deve essere l'elemento fondamentale da tenere in considerazione, sia nel carcere, sia fuori''.

Carceri:catturato evaso nel Ragusano

(ANSA) - RAGUSA, 15 MAR - E' stato catturato la notte scorsa dai carabinieri del comando provinciale di Ragusa Gianluca Zafarana, 39 anni, il detenuto evaso mercoledi' scorso dal carcere di Modica. L'uomo e' stato bloccato in una abitazione della localita' balneare di Cavadalica. Zafarana era evaso dopo aver tagliato la rete di recinzione interna e aver saltato un muro di cinta altro oltre quattro metri. E' stato rinchiuso nel carcere di Ragusa. Perquisizioni sono in corso per individuare i fiancheggiatori.

Carceri,lavori Montacuto,via 140 reclusi

(ANSA) - ANCONA, 16 MAR - A causa di lavori per la sistemazione delle docce, 140 detenuti del carcere di Montacuto dovranno essere trasferiti. A certificare l'inidoneita' dei locali sono stati i vigili del fuoco dopo un sopralluogo. Fonti del'amministrazione penitenziaria assicurano che una parte sara' trasferita fuori regione, in strutture compatibili con il regime carcerario in cui sono detenuti a Montacuto, mentre per un'altra parte si e' valutata la possibilita' di Barcaglione ma si e' in attesa di autorizzazione.

sabato 16 marzo 2013

Elezione Presidente Camera. Ass. Detenuto Ignoto (Radicali). Bene Boldrini aver ricordato condizione carceraria

Dichiarazione di Irene Testa Segretario dell'Associazione Il Detenuto ignoto

E' da salutare come elemento sicuramente promettente, che la neoeletta Presidente della Camera abbia inteso, nel suo intervento inaugurale, rivolgere un pensiero alla questione carceraria e ai trattamenti inumani e degradanti cui sono sottoposti centinaia di cittadini italiani nelle nostre prigioni. Le istituzioni, il Parlamento in primis, non potrà più sottrarsi dall'affronatare questa ormai grave emergenza sociale, che, unita alla condizione di congestione della giustizia, alla base di un'insopportabile lentezza processuale, determina che l'Italia sia costantemente condannata in Europa. Il tempo stringe: secondo l'ultima condanna sentenziata dalla Corte Europea dei Diritti Umani, neppure un anno ci resta per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario, o altrimenti l'Italia sarà costretta a pagare un prezzo altissimo in sanzioni.
Almeno, dato l'insuccesso alle ultime elezioni delle liste di scopo Amnistia Giustizia Libertà, confidiamo nelle parole di oggi della Presidente Laura Boldrini, che il tema potrà essere trattato con le opportune urgenza e attenzione richieste, nel corso dei lavori parlamentari della prossima legislatura.

giovedì 14 marzo 2013

RITA BERNARDINI: DA DOMANI SARO’ ANCORA PIU’ AGGUERRITA SU TEMA CARCERI E GIUSTIZIA


Di Carlotta Sabatino, Clandestinoweb 
Nel suo ultimo giorno da deputata l’On. dei Radicali Rita Bernardini ha rilasciato un’intervista alla redazione di Clandestinoweb in cui spiega come porterà avanti le sue battaglie quando non sarà più in Parlamento e dare un’ultima fotografia delle carceri italiane dopo le visite negli istituti siciliani, calabresi e a Roma a Rebibbia.
In questi giorni ha svolto le ultime visite nelle carceri da parlamentare, in Calabria, Sicilia e a Roma Rebibbia dove era in compagnia di Marco Pannella. Com’è la situazione?
 Purtroppo quando si parla di  carceri italiane bisogna fare una classifica con una gradazione al peggio o al meno peggio.  Ossia andiamo a classificare dove i diritti umani sono violati in maniera maggiore o minore. Ma sempre violati vengono. Nonostante la dedizione e la buona volontà  del personale delle carceri ad iniziare dai direttori.
Nelle ultime carceri che abbiamo visitato, come nella maggioranza d’Italia c’è il problema del sovraffollamento. Ma al sud Italia ed in Sicilia in particolar modo c’è la problematica dei detenuti sfollati dalle carceri del Nord Italia. Questa è una violazione gravissima dei diritti, perché i detenuti vengono allontanati in modo sostanzioso dalle loro famiglie, che a volte non vedono per anni. Tra le altre cose questa è una cosa vietata dall’Ordinamento Penitenziario.
La cosiddetta “Carta dei diritti e doveri dei detenuti” di cui il Ministro Severino ha parlato un po’ di tempo fa non esiste ancora. Nelle carceri non la hanno, al loro ingresso in istituto i detenuti non ricevono proprio nulla. Anche perché se fossero a conoscenza dei loro diritti, insorgerebbero senza dubbio, perché vengono violati.
Ad esempio a Rebibbia abbiamo trovato un giovane romeno condannato a sei mesi, che era da una settimana nel reparto nuovo giunti, senza un centesimo per telefonare e senza la possibilità di chiamare un avvocato.
Forse nel penitenziario di Augusta in Sicilia, essendo proprio una casa di detenzione, si sta un po’ meglio, i detenuti hanno un lavoro e si tengono occupati.
 Lei non è stata rieletta nell’ultima tornata elettorale, come continuerà il suo impegno non essendo più parlamentare?
Continuerò a fare e farò più di prima. Sicuramente dovrò superare più ostacoli ma assolutamente non mi fermerò. Il mio impegno sulla giustizia e sulle carceri continuerà indefesso. Come ha già accennato Marco Pannella vogliamo lanciare l’associazione “Amnistia, Giustizia e Libertà” a cui ci si può iscrivere con 10 euro all’anno e in cui speriamo di raccogliere tutti i detenuti, le loro famiglie, i lavoratori del sistema carcerario, ma anche cittadini. Speriamo di avere tutte le persone che hanno votato la lista alle ultime elezioni.
Un’altra delle sue battaglie è quella sull’uso terapeutico della marijuana, questa la continuerà?
Assolutamente ho intenzione di continuare a lottare con azioni di disobbedienza civile, ad esempio.

mercoledì 13 marzo 2013

Severino, amnistia non risolve affollamento carceri

"L'amnistia e l'indulto possono essere prese in considerazione ma non risolvono il problema del sovraffollamento carcerario se non si trovano dei rimedi strutturali". Così ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino, parlando del problema delle carceri italiane nel corso di un convegno dell'Unione delle Camere Penali. "Quello che affolla le carceri", ha aggiunto Severino, "non è la detenzione definitiva, ma quella cautelare che crea il fenomeno di entrata e uscita. Anche da parte della magistratura c'è una forte propensione a modificare l'applicazione della misura cautelare preventiva". (Milano Finanza)

Rapporto UE: aumentano le donne in carcere


Aumentano le donne in carcere: si tratta di un dato diffuso dall'Unione Europea che mostra come anche le donne stiano sviluppando un triste primato relativo al crimine, ma anche come il sistema carcerario italiano sia da rivedere. Una problematica che si aggiunge al sovraffollamento, alla triste condizione della polizia carceraria costretta a turni estenuanti e così via.Secondo l'UE, dal 2011, l'aumento del numero di donne che sono detenute a livello globale è aumentato di decine di volte più velocemente di quello degli uomini, così come è aumentato il livello della gravità dei reati che hanno commesso, mentre il numero di autori di reati di sesso maschile sono rimasti stabili. L'aumento di detenute negli ultimi 10 anni si attesta al 15%.
 Dallo Sportello dei Diritti commentano il dato dell'UE: "L'Unione Europea, ha anche precisato che la maggior parte delle donne detenute scontano pene brevi. A ciò consegue un permanente ricambio della popolazione carceraria che ovviamente aggrava la già complessa situazione dei sistemi penitenziari. Altro problema rilevato dall'UE riguarda il fatto che il numero di detenute in attesa di giudizio è equivalente se non addirittura superiore a quelle che scontano una pena definitiva. Ciò comporta ulteriori questioni circa la gestione perché le donne in attesa di giudizio hanno opportunità ridotte di accedere ai programmi lavorativi, di mantenere contatti con le famiglie e anche con gli altri detenuti. Tante, tantissime sono anche madri. Le statistiche conosciute in Europa sono sconvolgenti se si pensa che ci sono circa 10mila bambini al di sotto dei due anni che hanno una madre in carcere. Mentre sono centinaia di migliaia i bambini di età superiore e i ragazzi fino alla maggiore età che devono fare i conti con una mamma detenuta".
 Secondo Giovanni D'Agata dello Sportello dei Diritti, quindi, i sistemi carcerari richiedono una revisione profonda a partire da quello nostrano che serva non solo per porre un limite a quella che appare come una vera e propria emergenza ma anche per gestire un problema in crescita e adeguarsi a necessarie esigenze di civiltà, umanità e tutela dei diritti. Tra gli obiettivi fissati dall'UE è da segnalare in primo luogo la richiesta di ricorrere il più possibile alle misure alternative, soprattutto per le donne incinte e per quelle che hanno figli piccoli, ma anche di assicurare un servizio sanitario efficiente e capace di rispondere a ogni tipo di esigenza, e di considerare come primario l'interesse del bambino quando questo è coinvolto nella detenzione della madre. (Supermoneynews)

DETENUTO FUGGE DA CORTILE PENITENZIARIO NEL RAGUSANO

Un detenuto e' evaso dal carcere di Modica (Ragusa) questo pomeriggio durante l'ora d'aria. L'uomo e' riuscito a fuggire dal cortile passeggi. Lo riferisce in un comunicato Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe, il quale sottolinea che l'episodio "e' indubbiamente motivo di preoccupazione" e "conferma ancora una volta le criticita' del sistema carcere". Ricerche sono state avviate dal personale di custodia e dalle altre forze di polizia. Capace afferma che dopo l'introduzione della "vigilanza attenuata" nelle carceri le evasioni si sono moltiplicate: sono state 23 evasioni nel 2012 a fronte di 9 nel 2009. (AGI) .

RESOCONTO DELLE VISITE NELLE CARCERI SARDE CON I CANDIDATI DELLA LISTA AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA'.



Una delegazione di Radicali, candidati della Lista Amnistia Giustizia Libertà, guidata dal deputato Maurizio Turco, accompagnato dalle Radicali Maria Isabella Puggioni e Irene Testa, ha visitato il carcere Buoncammino di Cagliari e quello di Iglesias. Sono stati visitati alcuni reparti del carcere, il centro clinico, la sezione femminile, dove era presente una bambina di 18 mesi. Il Comandante di Buoncammino Michela Cangiano ha fornito alcuni dati che confermano il sovraffollamento e la carenza di personale.

Il Carcere ha una popolazione di 487 detenuti su una capienza regolamentare di 330 detenuti, la polizia penitenziaria in pianta organica risulta di 267 agenti ma quelli in servizio sono 205.
Nelle celle del piano terra, ciascuna di circa 8 metri quadrati e perciò destinate in origine ad ospitare una persona, convivono dai 2 ai tre detenuti; considerata la superficie occupata dal letto a castello, dal tavolo, dagli sgabelli e dai miseri mobiletti, non c'è lo spazio fisico per muoversi.. La situazione giuridica dei detenuti è la seguente:
70 in attesa di 1o giudizio, 40 ricorrenti, 352 definitivi, 35 appellanti. Fra i 487 detenuti, le diagnosi psichiatriche riguardano 220 detenuti con problemi di dipendenze mentre i soggetti "psichiatrici puri" sono circa il 15%, circa 40 detenuti 40 detenuti hanno un'infezione da HIV, Un quadro sanitario molto compromesso
e, ad aggravare la situazione, c'è da sottolineare il fatto che  il passaggio dalla sanità penitenziaria a quella del Servizio sanitario nazionale sta creando notevoli problemi.
Dopo l'ulteriore taglio delle mercedi, sono veramente pochissimi circa 60 i detenuti che hanno la fortuna di poter lavorare e i pochi che hanno questa opportunità, che riguarda esclusivamente impieghi che non offrono alcuna opportunità di imparare un mestiere utile per l'esterno, lo fanno per pochi spiccioli al mese.
Tra gli altri problemi di carenze strutturali vi è la mancanza di riscaldamento nelle celle e una forte umidità riscontrabile in tutte le aree del carcere.

Carcere di Iglesias:
Si tratta di un carcere destinato ai detenuti condannati per reati sessuali i cosiddetti “sex offenders”, e collaboratori.
I detenuti presenti nell'istituto so circa 60, una situazione quasi ottimale, di cui la gran parte con condanna definitiva. Da un punto di vista trattamentale oltre all'ora d'aria e alla socialità non è in atto nessun programma volto all’effettivo recupero degli individui che si sono resi colpevoli di reati sessuali.
Il medico del carcere segnalava come la mancanza di interventi psicologici o educativi mirati rende queste persone ancora più emarginate e ghettizzate
con l'alta probabilità che al termine della pena, sono ancor più a rischio in quanto questa condizione, potrebbe favorisce dei meccanismi difensivi di negazione e minimizzazione del reato che, impediscono una presa di coscienza critica di quanto fatto e agevolano la recidiva.
Non a caso, la casistica internazionale in materia di recidiva parla di una percentuale pari al 17,3% a 4 anni, 17,5% a 5 anni e 20-30% a 10 anni nel caso di detenuti non trattati. Non siamo riusciti ad avere altri dati sull'istituto poiché il comandate ha fatto riferimento ad una circolare di poche settimane fa che impedisce agli istituti di fornire dati riguardanti la struttura. Su questo, chiederemo certamente conto al Ministero della Giustizia.

martedì 12 marzo 2013

Giustizia: il lavoro dei detenuti?E' un business


di Luciana Grosso

L’Espresso, 11 marzo 2013

La legge lo sancisce come un diritto. Ma per chi è dietro le sbarre, lavorare è un optional. E chi riesce ad avere un impiego, è pagato pochissimo. Mentre le aziende che impiegano i carcerati godono di sgravi fiscali.Il lavoro penitenziario è un diritto preciso, sancito dalla legge 354. Si è dimostrato efficace nel rieducare e reinserire i detenuti, con le recidive che raramente superano il 20% (secondo dati che dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria definiscono “empirici”) ma è anche un’opportunità clamorosamente vantaggiosa per cooperative più o meno sociali e aziende, che, grazie alla legge Smuraglia sul lavoro dei detenuti, si ritrovano con mano d’opera a costo minimo e compensati con ampie agevolazioni fiscali. È un ingranaggio che sulla carta funziona per tutti: detenuti, carcere e aziende. Ma nella pratica i meccanismi si inceppano.La prima cosa che non va riguarda, per i detenuti come per tutti, la disoccupazione. In base al rapporto stilato dall’associazione Antigone, “Senza dignità”, il numero dei detenuti oggi impiegati è il più basso dal 1991: “Nel primo semestre 2012” recita il report “a lavorare sono stati 13.278 detenuti, ossia meno del 20% del totale dei reclusi”. Questo con buona pace del fatto che il lavoro dietro le sbarre sia obbligatorio e necessario.“Quello che si tende a dimenticare” spiegano dall’osservatorio Ristretti Orizzonti, che monitora la situazione delle carceri italiane “è che il lavoro in carcere è obbligatorio. I detenuti non possono rifiutarsi di farlo e il carcere è tenuto a fornirlo. Solo che questo non succede e oggi chi ha la possibilità di lavorare viene considerato un privilegiato: il lavoro passa per essere un premio”.Il secondo intoppo riguarda la retribuzione. In questo caso la grande differenza la fa il fatto che si lavori per il carcere (con mansioni semplici come portavivande, portalettere o cuoco) o per un soggetto esterno, cooperativa o azienda. Nel primo caso, ai detenuti spetta una mercede, ossia un compenso, da cui vengono scalati circa tre euro al giorno per i costi di vitto e alloggio. Per questi lavori il compenso può limitarsi anche solo a 50 euro al mese. La mercede viene calcolata da un’apposita Commissione e non può essere inferiore ai due terzi dello stipendio del Contratto nazionale di categoria.“Questa è la teoria” continuano gli analisti di Ristretti Orizzonti “la pratica è un po’ diversa. Tanto per cominciare la Commissione non si riunisce dal 1994. Da 19 anni aspettiamo che ne venga nominata una nuova, che aggiorni gli importi, che sono fermi alla base del 1987. Inoltre bisogna considerare che si viene pagati a ore e certe mansioni, come il portavivande, con tutta la buona volontà, non possono essere svolte per più di due o tre ore al giorno, e quindi i compensi sono solo di poche decine di euro”.Nonostante si tratti di lavori per lo più dequalificati e retribuiti in modo minimo, quelli all’interno del carcere sono considerati un lusso sempre più raro perché il budget previsto nel bilancio del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria per le mercedi dei detenuti negli ultimi anni si è ridotto del 71%. Migliore è la condizione di chi lavora presso cooperative o aziende, e ha una retribuzione sostanzialmente pari agli omologhi liberi e la possibilità di fare un lavoro qualificato e qualificante.Ma qui arriva il terzo, grave, inghippo: quello dei diritti. Benché siano del tutto regolamentati dalla legge e pari a quelli del Ccnl (ferie, malattia, assicurazione ecc.) spesso sono solo affidati al buon cuore dei datori di lavoro perché nessuno tra i lavoratori ha il coraggio di alzare al testa. Un silenzio difficile da scalfire. “Solo da poco siamo riusciti a penetrare l’ambiente del carcere” conferma Corrado Mandreoli, della Cgil di Milano “Difficile che i detenuti avanzino rivendicazioni. Per la prima volta abbiamo fatto una vera assemblea e una vera vertenza legata alla retribuzione”. Il caso è quello di un gruppo di lavoratori del carcere di Bollate che lavorava a cottimo per un’industria metalmeccanica. “Eravamo riusciti a introdurre un contratto migliore, con paga oraria. Ma l’azienda, con una serie di escamotage, è riuscita a riconvertire la paga oraria in paga a pezzo, calcolando l’orario svolto sulla base dei pezzi prodotti, il che ha comportato una revisione al ribasso degli stipendi”.


Carceri: Sappe, aggredito ispettore penitenziario al Don Bosco di Pisa


Roma, 12 mar. (Adnkronos) - "Momenti di alta tensione ieri nel carcere Don Bosco di Pisa, dove un detenuto ha prima aggredito un ispettore di Polizia penitenziaria e poi ha fomentato una rivolta in sezione". Lo denuncia il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe) facendo notare come l'episodio rappresenti "l'ennesimo sintomo di criticita' del penitenziario toscano, a tutt'oggi senza un Comandante di reparto della Polizia"."Un nostro ispettore e' stato violentemente colpito da un detenuto ristretto per reati comuni che, con altri 4-5 reclusi aveva messo in atto una violenta protesta - spiega Donato Capece, segretario generale del Sappe - Le condizioni operative del personale di Polizia penitenziaria di Pisa sono sempre piu' precarie e l'inquietante regolarita' con cui avvengono eventi critici al Don Bosco, specie contro gli agenti, impone una ferma presa di posizione dei vertici regionali e dipartimentali".Ma non e' solo la situazione del carcere di Pisa a destare preoccupazione. "Cosi' non si puo' piu' andare avanti - denuncia Capece - Le gravi carenze di organico della Polizia penitenziaria ed il pesante sovraffollamento carcerario condizionano irrimediabilmente i livelli di sicurezza dei servizi all'interno delle sezioni detentive e durante le traduzioni dei detenuti". Da qui il grido d'allarme lanciato dal segretario del Sappe: "I nostri agenti devono quotidianamente far fronte a carichi di lavoro particolarmente delicati e stressanti. Servono tutele e garanzie".

lunedì 11 marzo 2013

Carceri, tumore uccise un agente Il Tar: “E’ causa di servizio”


Accolto il ricorso dei familiari
Ad uccidere il sovrintendente capo della polizia penitenziaria sarebbe stato lo stress dovuto alle condizioni di lavoro abbinate alle minacce subite dalle Brigate Rosse
Torino:
Il tumore allo stomaco colpisce gli agenti di polizia penitenziaria per le condizioni di stress in cui devono lavorare: si può interpretare così la sentenza con cui il Tar del Piemonte ha riconosciuto «la dipendenza da causa di servizio» per la grave patologia che nel 2009 portò alla morte un sovrintendente capo. I giudici amministrativi piemontesi hanno accolto un ricorso dei familiari dell’agente.  In particolare, sarebbe stato lo stress dovuto alle condizioni di lavoro abbinate alle minacce subite dalle Brigate Rosse a causare il tumore allo stomaco .  «Questa sentenza - spiega l’avvocato degli eredi dell’agente, Roberto Lamacchia - è il primo passo. Adesso ripartirà la procedura per la valutazione delle implicazioni economiche come gli indennizzi o la pensione». Sin dal 1982 il sovrintendente, in servizio a Torino, venne riconosciuto come portatore di una patologia (un’ulcera) «connessa - scrive il Tar - con fattori ambientali da stress psicofisico in sede lavorativa». Il suo nome, secondo quanto è stato possibile ricostruire, all’epoca era comparso fra gli obiettivi delle Brigate Rosse.
(La Stampa.i)

Troppi detenuti, tensioni nelle carceri


Sono ospitati nelle celle 1850detenuti, ma i posti sono mille
C.V.
Carceri liguri sovraffollate: è ancora allarme,. A denunciarlo è Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, e lo fa dati alla mano: sono 1.850 persone le persone detenute, quasi il doppio dei posti letto disponibili (1000). E la tensione resta alta.«Nelle sovraffollate carceri liguri - osserva Martinelli - i detenuti si sono resi protagonisti di 92 atti di autolesionismo (e cioè ingestione di corpi estranei come chiodi, pile, lamette; tagli diffusi sul corpo e provocati da lamette) e 29 tentativi di suicidio». Secondo i dati resi noti dal Sappe hanno tentato il suicidio 9 persone a Marassi, 7 a Sanremo, 6 a La Spezia, 5 a Pontedecimo ed 1 a Chiavari e Imperia. Le morti per cause naturali in carcere sono state 5 (3 a Marassi, 1 a Sanremo ed Imperia). Non si sono registrati casi di suicidio. Sono state, infine, 93 le colluttazioni (7 a Imperia, 19 a Pontedecimo, 9 a Chiavari, 2 a La Spezia, 53 a Sanremo e 3 a Marassi) e 19 i ferimenti (12 a Marassi, 5 a Savona e 2 a Imperia). Sono state infine 5 le evasioni in Liguria da parte di altrettanti detenuti che non sono rientrati in carcere dopo aver fruito di permessi premio e semilibertà. Secondo il Sappe ad alimentare le tensioni nelle carceri è anche il fatto che i detenuti non siano impiegati in attività lavorative o comunque utili alla società (come i lavori di pubblica utilità).«In Liguria - spiega Martinelli - lavora solamente 1 detenuto su 5, e per di più per poche ore al giorno. Sul tema del lavoro in carcere c'è profonda ipocrisia. Tutti, politici in testa, sostengono che i detenuti devono lavorare: ma poi, di fatto, a lavorare nelle carceri oggi è una percentuale davvero irrisoria di detenuti (circa il 20% dei ristretti). Peraltro, il condannato che espia la pena in carcere ha un tasso di recidiva del 68,4% contro il 19% di chi ha fruito misure alternative e addirittura l'1% di chi è inserito nel circuito produttivo. Stare invece 20 ore al giorno chiusi in cella favorisce una tensione detentiva fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni
(La Stampa.it)

domenica 10 marzo 2013

CARCERE/BUONCAMMINO. DOMANI, RADICALI NEI PENITENZIARI PRIMA DELL’INSEDIAMENTO DEL NUOVO PARLAMENTO



Lunedì 11 marzo dalle ore 15, il deputato Maurizio Turco, insieme alla Segretaria dell'Associazione Il Detenuto Ignoto Irene Testa e alla Radicale Maria Isabella Puggioni visiteranno il carcere Buoncammino di Cagliari.

I parlamentari Radicali uscenti della lista Amnistia Giustizia e Libertà, conclu
deranno il loro mandato parlamentare visitando alcune delle carceri italiane e, in questo tour di civiltà, entreranno anche in alcune delle carceri Sarde per verificare le condizioni di detenzione ma anche di lavoro di tutti coloro che prestano la loro opera all’interno degli istituti. Sarà l’occasione per chiedere ai neo-eletti che si insedieranno a breve di proseguire quell’opera instancabile di attenzione che tutti i parlamentari radicali dal ’76 in poi, a partire da Marco Pannella, hanno riservato al carcere quale specchio della civiltà di un Paese; e il nostro, pluri-condannato dall’Europa, civile sicuramente non lo è.

La delegazione radicale visiterà anche il carcere minorile di Quartucciu.

giovedì 7 marzo 2013

CARCERI: RADICALI VISITANO REGINA COELI, CONFERMATE CARENZE STRUTTURALI E SOVRAFFOLLAMENTO

(AGENPARL) - Roma, 07 mar - Una delegazione di Radicali, guidata dal Consigliere Regionale del Lazio Rocco Berardo, accompagnato da Josè De Falco e Sergio Rovasio, ha visitato oggi il Carcere di Regina Coeli. Sono stati visitati alcuni reparti del carcere con particolari situazioni di criticità. Il Direttore di Regina Coeli ha fornito alcuni dati che confermano la grave situazione riguardo il sovraffollamento e la grave carenza di personale. Due reparti del centro clinico sono in ristrutturazione e questo determina una ulteriore carenza di servizi sanitari che si riverbera sulle condizioni dei detenuti malati. Il Carcere ha una popolazione di 1.040 detenuti su una capienza teorica di 850 detenuti ma reale, vista la chiusura di alcuni reparti di non più di 600 detenuti circa. Il problema del sovraffollamento del carcere determina l’occupazione di aree destinate alla socialità a vere e proprie celle con anche 10 letti ciascuna. Molti detenuti visitati hanno lamentato la detenzione dentro le celle anche per 23 ore al giorno con una sola ora d’aria proprio per la mancanza di altre aree idonee per altre attività. Il personale è costretto a svolgere normalmente doppi turni anche di 15 ore. Vi sono anche gravi carenze riguardo ogni forma di assistenza psicologica e sociale. La 5^ sezione non viene aperta pur essendo ristrutturata in attesa che arrivi nuovo personale e relativi nuovi arredi. La 6^ sezione dovrebbe aprire il prossimo giugno. Tra i gravi problemi riscontrati vi è quello del lavoro che è assegnato a non più di un centinaio di detenuti per pochissime ore ciascuno. Tra gli altri problemi di carenze strutturali vi è la mancanza di riscaldamento nelle celle e una forte umidità riscontrabile in tutte le aree del carcere. Alcuni detenuti hanno riferito di non aver potuto votare nonostante abbiano fatto regolare richiesta senza comprenderne le ragioni.

Detenuto trovato morto a Pescara, ipotesi suicidio


PESCARA Un detenuto tunisino di 33 anni è stato trovato morto oggi all'interno del carcere «San Donato» di Pescara:.
secondo i primi accertamenti, l'uomo avrebbe inalato del gas da una bomboletta in dotazione per la cucina. A trovare il cadavere sono stati i compagni di cella, allarmati dal fatto che l'uomo non rispondeva alle loro sollecitazioni. Nel carcere sono arrivati gli agenti della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile di Pescara che hanno avviato i primi accertamenti per chiarire le cause della morte.
Il Messaggero.it (Abruzzo)

lunedì 4 marzo 2013

Campania: Antigone; tre morti in un solo mese nella Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale


Ristretti Orizzonti, 3 marzo 2013

Nel solo mese di febbraio sono morti, per cause da appurare, tre detenuti nel carcere di Poggioreale, nel quale sono “ospiti” circa 2.781 unità su una capienza di 1.679 posti. Lo rende noto oggi Mario Barone, Presidente dell’Associazione Antigone-Campania.“L’1 Febbraio 2013 C.D., già ricoverato al Centro Clinico interno al Carcere di Poggioreale, è deceduto dopo un ricovero urgente al Loreto Mare. F.M. è morto il 6 Febbraio 2013 in Ospedale, dove era stato ricoverato dal 26 gennaio 2013. R.F. è deceduto a seguito di un malore in istituto il 16 febbraio 2013: il 118 ne ha constatato il decesso”.Questa la drammatica sequenza di morti secondo il portavoce dell’associazione. “È davvero un dato preoccupante” - ha detto Barone - “la sequenza di tre decessi per ragioni legate alla salute. Nei primi due casi, il ricovero in una struttura ospedaliera extra-muraria, avvenuta solo pochi giorni prima del decesso, solleva non pochi interrogativi sugli standard delle prestazioni sanitarie rese all’interno del carcere. Per quanto riguarda l’ultima morte improvvisa, ci chiediamo quali siano le procedure previste nei casi di emergenza e quali interventi di pronto soccorso si attivino in attesa dell’arrivo dei sanitari del 118”.“Nonostante siano passati cinque anni dal passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia alla competenza delle Asl” - continua Barone - “ad oggi, non abbiamo dati affidabili e certi sui quali effettuare un monitoraggio. Secondo le nostre stime oltre il 60% dei detenuti presenta una patologia cronica. La tutela della salute in carcere rimane una zona grigia dei diritti fondamentali del detenuti”.“Il nuovo Parlamento” - ha concluso il presidente campano di Antigone - “dovrà occuparsi, non solo delle drammatiche condizioni di sovraffollamento carcerario che hanno portato l’Italia ad essere condannata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo, ma anche della tutela del diritto universale alla salute all’interno degli istituti di pena. Noi da subito segnaleremo questi decessi al Garante campano dei diritti dei detenuti e al Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza sociale del Consiglio regionale perché se ne approfondiscano le cause e le dinamiche”.

domenica 3 marzo 2013

Ricorsi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo

Legalità e diritto: Ricorsi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo
Lo scorso 8 gennaio la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha nuovamente condannato l'Italia per le condizioni inumane delle sue carceri. La Corte ha emesso una "sentenza pilota" che ha ingiunto al nostro paese di risarcire, con 100mila euro per danni morali, 7 detenuti (delle carceri di Piacenza e Busto Arstizio) che avevano fatto ricorso a Strasburgo per il trattamento inumano e degradante subito durante la detenzione.
Anche in questo caso l'impegno Radicale per la giustizia e la legalità è in prima linea: tre dei casi al centro della sentenza di Strasburgo infatti, sono stati seguiti dai legali del Comitato Radicale per la Giustizia "Pietro Calamandrei", tra i quali Giuseppe Rossodivita e Flavia Urciuoli. Non si tratta della prima condanna per il nostro Paese, già nel 2009 la Corte di Strasburgo aveva condannato l'Italia per il caso di Izet Sulejmanovic -detenuto in una cella di 3metri quadrati quando gli standard internazionali ne prevedono almeno 7- seguito dall'avvocato Niccolò Paoletti.

Raccolta Firme per le tre proposte di legge contro la Tortura, la legge sulle Droghe e per la Legalità nelle Carceri


Raccolta Firme per le tre proposte di legge contro la Tortura, la legge sulle Droghe e per la Legalità nelle Carceri
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E' PARTITA LA CAMPAGNA PUBBLICA PER LA RACCOLTA DELLE FIRME PER LE TRE PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CONTRO LA TORTURA, CONTRO LA LEGGE SULLE DROGHE, PER LA LEGALITÀ NELLE CARCERI PROMOSSE DA:




A Buon diritto, Acat Italia, A Roma, insieme - Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere

per info : 

Le tre proposte di legge di iniziativa popolare sono distinte e sono state tutte annunciate nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2013 n. 26

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CHIUNQUE AVESSE LA POSSIBILITA' DI STAMPARE AUTONOMAMENTE I MODELLI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME LI PUO' SCARICARE DAI SEGUENTI LINK RICORDANDO CHE DOVRANNO ESSERE RIPRODOTTI IN FORMATO A3 E STAMPATI FRONTE/RETRO
Vademecum Raccolta firme
Logo campagna in alta definizione
a questo link potete trovare tutte le informazioni:

venerdì 15 febbraio 2013

VISITA RADICALI NELLE CARCERI SARDE. DETENUTI SOSPENDONO SCIOPERO FAME NEL CARCERE DI MASSAMA

VISITA RADICALI NELLE CARCERI SARDE. DETENUTI SOSPENDONO SCIOPERO FAME NEL CARCERE DI MASSAMA

A NUORO 41 BIS ADERISCONO. A MOBILITAZIONE NONVIOLENTA PROMOSSA DA MARCO PANNELLA

Nella giornata di ieri, il deputato radicale Maurizio Turco, accompagnato dalla segretaria dell'Associazione Il Detenuto Ignoto, Irene Testa, candidata per le prossime elezioni politiche alla Camera dei Deputati per la Lista Amnistia Giustizia Libertà, e dagli altri candidati Maria Isabella Puggioni, Paolo Ruggiu e Bruno Marongiu, ha condotto due visite ispettive nelle carceri isolane di Massama e di Badu e Carros a Nuoro. Nel carcere di Massama ha avuto modo di verificare le ragioni dell'iniziativa nonviolenta di sciopero della fame intrapresa da più di 30 detenuti ospiti della struttura,

che da alcuni giorni denunciano una serie di problematiche relative alla chiusura diurna dei blindi e alla mancanza di attività trattamentali. La visita ispettiva effettuata nell'istituto ha rilevato che, dopo circa quattro mesi dalla consegna dell'edificio, il nuovo carcere presenta gravi carenze strutturali, un alto tasso di umidità e copiose perdite d'acqua che hanno già comportato il subitaneo deterioramento di intere pareti dell'istituto. Risultano quindi numerosi gli spazi nella struttura inutilizzabili, che si sommano a diversi spazi strutturalmente inutili, in una struttura che è appena costata circa 40 milioni di euro alle casse dello Stato.

La risposta dei Radicali alle istanze dei detenuti scioperanti ha per il momento consentito loro di poter sospendere la loro lotta nonviolenta, ma le problematiche emerse rimangono sul tappeto e dovranno necessariamente essere oggetto dell'azione politica futura dei Radicali e della prossima composizione parlamentare.

I Radicali, candidati nella Lista Amnistia Giustizia Libertà, hanno inoltre visitato i detenuti del carcere nuorese di Badu 'e Carros, che nei giorni scorsi hanno scritto un appello di adesione alle due prossime giornate di mobilitazione nonviolenta previste per il 18/19 febbraio, indette dal leader Marco Pannella.

La pena aflittiva del 41 bis e dell'ergastolo ostativo a cui sono sottoposti i detenuti del carcere di Nuoro, è certamente una misura anticostituzionale che cancella definitivamente l'esistenza di queste persone al pari di una condanna a morte: fine pena mai significa murare vivi esseri umani a cui non è concesso nessun ravvedimento, in barba a quanto disposto dall'art. 27 della Carta, e collide con quanto ratificato dall'Italia in sede ONU dal 1988, configurandosi spesso quale atto di "tortura" qualora il provvedimento viene sovente ritirato in seguito a una collaborazione da parte del condannato.

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